Luigi Di Gianni

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Introduzione

Agli albori della televisione italiana, diretta allora da Filiberto Guala, nei primi anni Cinquanta del Novecento, il regista Luigi Di Gianni appena uscito dal Centro Sperimentale di Cinematografia, fu selezionato dalla RAI dopo un concorso pubblico. Fece infatti parte di una schiera di giovani intellettuali, poi definiti “corsari”, in virtù della loro assunzione, avvenuta per meriti e al di fuori delle logiche di lottizzazione politica.

Insieme a Luigi Di Gianni vi furono Gianni Vattimo, Furio Colombo, Umberto Eco, Enrico Vaime, Fabiano Fabiani, Luigi Silori, Piero Angela, Adriano De Zan, Emmanuele Milano, Angelo Guglielmi, Emilio Garroni, Folco Portrinari, Gianfranco Bettetini, Mario Carpitella ecc.

Tra i vincitori vi fu anche Andrea Camilleri che non venne però assunto perché ritenuto “troppo comunista” dal potente direttore generale.

Al concorso pubblico parteciparono circa 30mila concorrenti per l’assunzione di 300 giovani laureati destinati a seguire, dopo la selezione, un corso di formazione diretto da Pier Emilio Gennarini. Questi giovani avrebbero dovuto, secondo le intenzioni di Guala, “svecchiare” il management della Rai, ancora troppo legato a personalità provenienti dell’EIAR.

I “corsari” ancora oggi sono considerati i veri costruttori della centralità della RAI nel sistema culturale italiano.

Furono quelli gli anni del “teatro in televisione”, dei grandi sceneggiati televisivi. Del resto già quel primo giorno delle trasmissioni ufficiali, domenica 3 gennaio 1954, il programma della serata iniziò con la rappresentazione de “L’Osteria della Posta” di Carlo Goldoni con la regia di Franco Enriquez, uno spettacolo teatrale andato in onda rigorosamente in diretta televisiva perché ancora non esistevano sistemi di registrazione. Il Radiocorriere presentò quel primo evento di “teatro in televisione” con queste parole:

L’apertura in Italia all’esercizio televisivo ha luogo, come manifestazione d’arte, sotto il segno di Goldoni. Questo riferimento alla nostra migliore tradizione teatrale, al nostro più confidente e fantasioso autore per dare vita, proprio a suo sorgere, ad una nuova forma di spettacolo, vuole essere raccordo di civiltà.[1]

E’ in questo contesto (tra il grande teatro televisivo voluto da Sergio Pugliese) che si inserisce 1956-1958 l’attività del giovane regista Luigi Di Gianni.

Luigi Di Gianni ha saputo come pochi altri cineasti, appartenenti alla sua generazione, “filmare la storia”, riuscire a cogliere attraverso la sua macchina da presa un evento, un volto “ancestrale” diventato icona, maschera antropomorfa.


[1] Cfr.Maria Letizia Compatangelo, La Maschera e il video. Tutto il teatro di prosa in televisione dal 1954 al 1998, Roma-Torino, Rai-Eri, 1999, pag.11

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