Il Natale dei poeti

  • E’ bello fare i pezzenti a Natale
  • Perché i ricchi allora sono buoni;
  • è bello il presepio a Natale che tiene l’agnello in mezzo ai leoni

Sono i versi di Rocco Scotellaro tratti da “L’uva puttanella”.

A Natale guardando al di là della finestra giogaie di tetti e di comignoli incappucciati dalla neve, Leonardo Sinisgalli pensava ai semi del frumento “che lavorano dentro il buio della terra perché anche domani il popolo affaticato degli uomini possa deglutire il suo pane”.

L’inverno ci stringe d’assedio nella nostra solitudine. ..da certi inverni si esce irreparabilmente invecchiati…L’età del freddo si fa sempre piu’ prossima e certa.

E’ Natale, la festa si avverte nell’aria. E’ una festa imposta a suon di panettoni e di grandi abbuffate. Le vie sono piene di luminarie e di gente affannata. Oltre le lampade colorate, il buio della notte da sempre aspetta la luce di una cometa. Oggi molte cose sono cambiate. Se un tempo si vedeva Gesù Bambino adagiato nella mangiatoia e i pacchi-dono dell’ECA, l’Ente Comunale di Assistenza oggi la tivù ci propina le immagini dell’opulenza e il trionfo della gastronomia.

Nel Natale del 1943 Carlo Levi, a Firenze, cominciava a scrivere il suo romanzo “Cristo si è fermato a Eboli”

1935 a Gagliano (Aliano). Ormai l’inverno era alle porte, le giornate si accorciavano ed il clima peggiorava. Con l’inverno venne anche Natale e con questo un fatto increscioso: il parroco, don Trajella, pronunciò la messa natalizia ubriaco, o fingendo di essere tale, simulando inoltre la perdita della predica e il ritrovamento “miracoloso” di una lettera spedita da parte di un contadino partito per l’America, contenente i saluti per tutto il paese. L’evento non suscitò l’approvazione del podestà Magalone che fece successivamente in modo di cacciare il buon parroco.

E’ tempo di Natale anche per Albino Pierro…

Quanne i’ére zinne
àgghie stète arrasète int’i càmmre
e a scure ll’occhiecèlle
mi pungicàine russe cumigghiète
d’ardìgue.

Dicìne nd’u paìse
ca m’avìj’ ‘a cichè.
Ma ié nun ci pinzèje: avìje ‘a ‘ricchie
addù i’èrete u sòue;
sintìje ca i uagninèlle
jucàine a tròzze, s’arrajàine e ghiìne
a cavalle cuntente supr’u porche;
e pò scippàine ll’èrve a li jummente
ca vinìne da fòre e ci facìne
i zampugnèlle.

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