Storia del telegiornale – prima parte

Modelli dei primi telegiornali

I primi telegiornali in Italia (il primo TG sperimentale diretto da Vittorio Veltroni venne trasmesso il 10 settembre 1952) si basarono su tre modelli principali:  il cinegiornale dell’Istituto Luce, il giornale quotidiano e il radiogiornale.

Quando ancora non esisteva la televisione nelle sale cinematografiche, prima della proiezione, il film veniva preceduto  da una sorta di rotocalco filmato chiamato INCOM che più tardi si sarebbe chiamato La Settimana INCOM. Era un cinegiornale che a volte con simpatica ironia dava una serie di informazioni: c”era l’inaugurazione, la serata mondana, aneddoti della vita pubblica.

Il cinegiornale in pratica era un cortometraggio, un filmato girato in pellicola di breve durata (circa 300 metri pari a 10 minuti) e dedicato a problemi d’attualità o di informazione. L’INCOM (Industrie Corto Metraggi) era nata a Roma verso la fine del 1937 grazie al giornalista Sandro Pallavicini e all’appoggio dell’allora Ministro degli Esteri Galeazzo Ciano.

Testimonianza del regista Domenico Paolella.

La Incom andò avanti fino al 1941 e io, chiamato alle armi, fui corrispondente di guerra tra i più giovani di tutto il fronte orientale. Per conto dell’Istituto Luce fui responsabile di tutte le riprese sul fronte russo: avevo uno scudetto sulla manica che mi equiparava a un ufficiale…Tornato in Italia, andai da Sandro Pallavicini, che era stato chiamato come ufficiale d’aviazione. Gli americani, pero’ avevano vietato i cinegiornali pubblici, come quello dell’Istituto Luce o come il tedesco della Ufa, ma anche perchè c’era un’invasione di cinegiornali loro. Così Pallavicini ed io, con un gruppo di industriali svizzeri e milanesi, i Cedraschi, creammo la SETTIMANA INCOM, di cui fui direttore tecnico-artistico…Chi non ricorda la mitica voce di Guido Notari, il “fuori campo” della Incom? Credo, con quei documentari, di essere stato, allora, uno dei registi più visti d’Italia. (MICHELE GIORDANO, Giganti buoni: da Ercole a Piedone e oltre il mito dell’uomo forte…,Roma, Gremese Editore, 1998  pag.53)

Prima ancora del cinegiornale- agli albori del cinema alla fine dell’800 – esistevano pero’ le cosiddette Attualità filmate. Si trattava di pellicole prodotte durante i primi dieci anni dell’industria cinematografica, per registrare le persone, i luoghi e gli eventi di una certa importanza e di interesse pubblico. Antenate dei documentari, le Attualità filmate nascevano nel giugno del 1895 quando, in occasione del Congresso delle Società Fotografiche francesi a Lione, Louis Lumiere filmò una gita dei congressisti sulle rive del fiume. (Cfr.MARIALUISA STAZIO, L’Informazione giornalistica, Ellissi, 2003). Qualche anno dopo, nel 1899 fu Georges Méliès, operatore del teatro Houdinì, a girare i primi documentari della storia: in particolare il famoso Caso Dreyfus, l’ufficiale francese accusato ingiustamente di spionaggio nel 1894.

Intorno al 1900 – quando i progressi della tecnica permisero di filmare più facilmente le scene di vita di tutti i giorni – le Attualità  filmate raccontarono grandi avvenimenti, ritrassero personaggi importanti nell’ufficialità o nella vita quotidiana, descrissero ambienti sociali urbani e industriali che sorpassavano in popolarità le produzioni comiche o drammatiche tanto da diventare presto preponderanti nell’intera produzione cinematografica.

Subito dopo arrivarono i cinegiornali. Spezzoni di pellicole – come si diceva – che nell’insieme duravano circa cinque minuti e contenevano solitamente quattro o cinque storie dedicate alle notizie di una settimana. Il cinegiornale comparve agli inizi del Novecento, con il declino delle Attualità filmate e come corollario dell’abitudine di andare al cinema che si andava consolidando con l’aumento dei cinematografi. I film erano muti, con brevi titoli che introducevano ogni notizia e, dal 1912, ebbero stabilmente un’uscita bisettimanale, abbinata al cambiamento usuale dei programmi del cinematografo.

Nel 1905 la Pathé domina la produzione cinematografica mondiale, grazie all’intuizione di affrontare nei film le tematiche più varie, per interessare ogni tipo di pubblico. I Pathé raccontano gli eventi storici contemporanei: nascono così L’affare Dreyfuss e La guerra tra Russia e Giappone. I loro documentari diventano periodici. Nel 1906  aprono nuovi studi ed organizzano una propria rete di sale cinematografiche: dal 1908 producono un cinegiornale, il Pathé Journal. Dal 1905 anche la Eglé di Léon Gaumont ha il suo cinegiornale: Gaumont Actualités. (M.STAZIO, L’informazione giornalistica, op.cit.)

I cinegiornali diventarono popolari negli anni Venti e cooperavano, con i giornali e la radio, ad alimentare nel pubblico l’appetito per le notizie. Alla fine degli anni Venti acquistarono forma stabile e consolidata con l’introduzione del sonoro (nel 1927 il passaggio dal muto al sonoro).

Caratterizzato da un formato breve, dominato da un commento forte e dalla musica, mescolati con interviste dal vivo e commenti fuori campo, i cinegiornali diventarono un ingrediente fondamentale dello spettacolo cinematografico. L’enfasi principale  delle informazioni per propagandare il regime fascista fu il peggior difetto di questi filmati.

Come ogni storico ben sa, tutte le fonti, e quindi anche i documenti fotografici e cinematografici, devono essere sottoposti all’analisi storica. Come esistono metodi scientifici per verificare l’autenticità o meno di un documento scritto; ugualmente esistono metodi precisi per constatare la veridicità o meno di un documento fotografico o audiovisuale. (MASSIMO CARDILLO, Il duce in moviola: politica e divismo nei cinegiornali e documentari “Luce”, Bari, Dedalo, 1983).

Il cinegiornale cadde in declino con il diffondersi e lo specializzarsi dell’informazione televisiva.

Un esempio di informazione dell’Istituto Luce:

  • La Settimana Incom
  • n.01021
  • data – del 25.11.1953
  • titolo – Parlamentari da Einaudi

Diremo poi il contenuto dei libri, accompagniamo ora gli onorevoli Vigorelli, Montini e Venzi che il presidente Einaudi riceve al Quirinale. Sono venuti a presentargli i risultati dell’Inchiesta sulla Miseria in Italia. L’ha condotta una Commissione Parlamentare. Purtroppo sono occorsi molti mesi per raccogliere una documentazione che occupa 14 volumi. Malgrado lo sforzo di ricostruzione in atto, vecchi problemi sono ancora da risolvere. Qui ci sono anche le proposte per farlo.

I cinegiornali si occuparono anche della televisione. Grazie proprio ai cinegiornali oggi abbiamo la documentazione dei primi anni di vita della TV. Infatti non esistevano ancora i videoregistratori e tutte le trasmissioni televisive venivano trasmesse in diretta. Tra i primi “servizi” della TV questo raro filmato girato in Vaticano.

Il primo cinegiornale tutto Italiano si occupò di attualità sportiva e si chiamò Cinesport. Venne prodotto alla fine del 1945 da Giovanni Elli, un operatore del Luce che, nell’ultimo periodo della Repubblica di Salò, ebbe il compito di filmare Mussolini a Gragnano nella villa Feltrinelli. Nel 1954, quando la Rai iniziò le sue trasmissioni televisive, venne stipulato un contratto con Giovanni Elli per far passare sul video il suo cinegiornale, che prese il nome di Notiziario Sportivo.”Dall’emozione delle parole in diretta, unita al fascino dell’immagine cinematografica nasceva dunque l’idea dello sport televisivo”. (PAOLA ABBIEZZI, La televisione dello sport. Teorie, storie, generi, Cantalupa Torino, Effatà Editrice, 2007)

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