Comunicare la storia

Quanto gli schemi compositivi finiscono per trasformarsi in schemi iconografici è possibile  parlare di storia per immagini. (CARLO BRANZAGLIA, Comunicare con le immagini, Milano, Paravia Bruno Mondadori, 2003, pag.80)

I mutati contesti culturali o meglio la nascita di nuove e impellenti esigenze comunicative hanno di fatto trasformato (se vogliamo arricchito di nuove fonti)  la stessa metodologia della ricerca storiografica.

E’ possibile comunicare la storia?

Non si tratta solo di comunicare la storia e la cultura locale quanto di pensare alle relazioni feconde della ricerca scientifica, della conservazione e della valorizzazione del patrimonio storico e dell’innovazione culturale. In Francia, per esempio, la regione della Franche-Comté fin dal 1978 ha posto le basi giuridiche e gli strumenti amministrativi per un governo culturale del suo territorio decidendo la creazione di una rete. (MAURIZIO CARTA, L’armatura culturale del territorio: il patrimonio culturale come matrice di identità e strumento di sviluppo, Milano, Franco Angeli, 1999 )

Punto di partenza è stata la valutazione che una parte non indifferente del patrimonio regionale – soprattutto quella relativa alle strutture produttive rurali – non è abbastanza protetta nè conosciuta e rischia di sparire dal paesaggio e dalla memoria a favore di un incremento dell’attenzione nei confronti del patrimonio culturale urbano. La soluzione per il riequilibrio delle attenzioni e delle conseguenti politiche è stata individuata nella costituzione di una rete (di musei, archivi, centri di studio e di ricerca del patrimonio filmico e iconografico ecc.) capaci di reinterpretare e rendere disponibile una parte della storia della regione: operazione vasta ed articolata condotta con il concorso dell’Università, di numerose equipe di esperti in catalogazione del patrimonio culturale con l’obiettivo di interagire – all’interno di un programma coordinato a livello regionale – la ricerca scientifica e la valorizzazione organizzata di un “sistema di luoghi”

Come scriveva Italo Calvino “non è la voce che comanda la storia: sono le orecchie” (RAFFAELE ARAGONA, Italo Calvino. Percorsi potenziali, San Cesario di Lecce, Pietro Manni, 2008).

All’Università della Basilicata per la prima volta è stata realizzata una tesi di laurea sul tema “Comunicare la storia” Preso in esame uno dei periodi più studiati della nostra storia moderna, quello legato agli eventi della Rivoluzione Napoletana del 1799, attraverso la “rilettura” del famoso “Monitore Napoletano” sul quale (a partire dal numero 26, e cioè dal 9 maggio e fino alla chiusura l’8 giugno con il numero 35) apparvero gli articoli firmati E.F.P., Eleonora de Fonseca Pimentel. Come si sa l’esperienza del giornale “ufficiale” della Repubblica Napoletana non si fermò con la caduta della Repubblica perchè il primo marzo del 1806 veniva annunziata la rinascita del “Monitore Napoletano”. Già la scelta del titolo sottolineava l’intenzione di ricomporre simbolicamente la drammatica frattura determinata dalla sconfitta della Repubblica del ’99 e di ricongiungersi al glorioso giornale fondato da Eleonora Pimentel Fonseca, rivendicando così una continuità diretta con l’esperienza rivoluzionaria e con quegli ideali che i Borbone avevano tentato di distruggere, e che ora risorgevano grazie alla linfa vitale generata dall’arrivo di Giuseppe Bonaparte. (Cfr.ORNELLA SCOGNAMIGLIO, Le riviste napoletane nel decennio francese, in ROSANNA CIOFFI E ALESSANDRO ROVETTA, Percorsi di critica: un archivio per le riviste d’arte in Italia, Milano, Vita e Pensiero, 2007, pag.4).

Il nuovo giornale si proponeva di esporre fedelmente “tutte le sagge e vigorose operazioni, che fa di mano in mano il Governo per sollevare dallo stato di abbattimento e di miseria la Nazione. Si narreranno con precisione ed esattezza i più rimarchevoli avvenimenti. Si riporterà tutto quello , che può giovare ai progressi delle lettere, e della coltura generale. E finalmente vi sarà anche un articolo sulle nuove estere, che con tutta diligenza si ricaveranno dalle migliori Gazzette d’Europa”. (Cfr. ANTONIO LERRA, Monitore napoletano – 2 febbraio/8 giugno 1799: l’antico nella cultura politica rivoluzionaria, Manduria, Lacaita, 2006).

Net Semiology

In Internet la tendenza a “navigare” e a volere tutto e subito, anche per le difficoltà di lettura sul monitor  ha di fatto imposto un’estrema sintesi del fatto storico e culturale impoverendo spesso l’informazione fondamentale.

(segue)

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