Memoria televisiva

Douglas Quaid è perseguitato dall’incubo ricorrente di un viaggio su Marte, un pianeta che non ha mai visto. Determinato a scoprire il significato del sogno, si reca in un’agenzia per vacanze virtuali, la Rekall Inc. per un innesto di memoria…


Il film Total Recall (Memoria totale) (Usa, 1990, regia di Paul Verhoeven con Arnold Schwarzenegger) che in italiano fu tradotto Atto di forza, ispirato ad uno dei racconti di Philip K. Dick (P.K.DICK, I difensori della terra, Roma, Fanucci Editore, 1990), scrittore-profeta del ciberspazio, autore anche di Blade Runner e di Minority Report è, in tema di immaginario visivo tecnologico, una rappresentazione fantastica del futuro dell’umanità. In un ipotetico e non lontano anno 2084 gli uomini potranno installare nel proprio cervello un chip di memorie, un microprocessore di materia organica, con i ricordi di possibili eventi straordinari (avventure, viaggi, amori) per riviverli come se appartenessero alla propria individualità. Un futuro dominato dalla tecnologia, temuto perfino da un regista di fantascienza come Steven Spielberg affascinato ad ipotizzare cinematograficamente l’evoluzione che avrà il nostro presente.

Attualmente le tecnologie sono già arrivate al bio-processor (si studia, infatti, il computer neuronale sui principi della meccanica quantistica) e al trapianto di memorie nel cervello di un topo ma nessuno può ancora prevedere quale sviluppo avrà  la congiunzione dei progressi tecnici e neurologici: dall’uomo bionico al cybionte, l’organismo planetario costituito da uomini e computer. (JOEL DE ROSNAY, L’homme symbiontique, Paris, editions du Seuil, 1995)

La domanda è: l’umanità si sta sviluppando verso l’uomo simbiotico, collegato con gli altri esseri umani attraverso potenti mezzi di comunicazione multimediale?

Il villaggio globale è alle nostre spalle perchè adesso si va verso la memoria mondiale ha detto il semiologo canadese Derrick De Kerckhove, direttore del McLuhan Programme in Culture and Technology. (ALBERTO ROCHIRA, De Kerchkhove: non demonizzare Internet, Trieste, “Il Piccolo”, 1 agosto 2001)

Una memoria mondiale che non ci farà perdere la nostra identità perchè il mondo web è uno spazio cognitivo generale in cui si inseriscono informazioni personali e private. Chi accede a Internet in cerca di informazioni, entra per così dire nella memoria degli altri: un vastissimo, infinito contenuto globale al quale, però, ciascuno accede in forma individuale. Secondo De Kerckhove, allievo di McLuhan, il sociologo che ha inventato il termine “Villaggio globale”,  il problema si pone all’umanità ogni volta che viene creata una nuova forma di linguaggio e, di conseguenza, una nuova sistemazione del sapere. E poi chi l’ha detto che le nuove tecnologie sono fonte di isolamento e di solitudine? La solitudine viene dal libro o dallo stare davanti alla tivù. Chi accede ad Internet si trova, al contrario, in uno spazio di comunicazione permanente. Da casa mia, attraverso il Web, sono connesso con tutti, mentre mi isolo quando mi abbandono davanti allo schermo di una televisione.

Ma Internet, televisione e telefono sono destinati ad integrarsi e a fondersi tra di loro. Non trascorreranno molti anni per vedere un utilizzo massiccio di telecamere streamcorder collegate al webcasting ma anche ai telefonini Umts, una tecnologia disponibile già oggi. Questo significa che potremo essere collegati “live” in real time sulla rete Web o una intranet locale, potendo in tal modo essere fruiti da Pc remoti in tutto il mondo e anche dai telefonini next-generation.

Memoria televisiva

Se è vero che la memoria della società contemporanea è una memoria televisiva, perchè il linguaggio delle immagini ha portato la cosiddetta tv generalista ad una gigantesca operazione di recupero di filmati, di archiviazione e catalogazione di eventi reali, di fiction, spettacoli ecc., è anche vero che il “linguaggio” della televisione ci ha ormai assuefatti ad una sorta di “esperienza collettiva”: pensiamo ai drammatici eventi dell’11 settembre 2001 a New York con l’attacco terroristico alle Torri gemelle. Spettatori solitamente abbandonati al loro destino dinanzi ai “video-nulla”, sono stati bombardati da uno spettacolo shock, una non-stop dell’orrore. Chi ha visto quelle immagini è rimasto recluso in una specie di carcerazione volontaria ed ha acquisito, apparentemente, una solidarietà sociale.

Trenta attori al Parco San Salvi di Firenze hanno messo in scena uno spettacolo – per ora in un’unica rappresentazione – intitolato “Kamikaze, la perdita del corpo, l’assenza della morte” al quale hanno assistito solo cento spettatori “imprigionati” per dieci ore senza che potessero allontanarsi. Almeno un altro migliaio di persone avrebbe voluto partecipare alla rappresentazione per essere presente fisicamente e non solo virtualmente alla “ricostruzione” dei drammatici eventi, in una sorta di emulazione dell’accaduto.

Il poeta Giacomo Leopardi scriveva:

Nessuna opinione, vera o falsa, ma contraria all’opinione dominante e generale, si è mai stabilita nel mondo istantaneamente, e in forza di una dimostrazione lucida e palpabile, ma a forza di ripetizioni e quindi di assuefazione. (GIACOMO LEOPARDI, Zibaldone, Milano, Mondadori, 1996)

L’annotazione tratta dallo “Zibaldone” è del 17 settembre 1821.

Oggi anche la pubblicità ha imparato a bombardarci con ossessive ripetizioni, mentre gli studi sul cervello umano indicano che i processi  di assimilazione delle idee potrebbero  essere proprio quelli intuiti da Leopardi: ripetizione e assuefazione.

I linguaggi radiotelevisivi

Nell’affrontare il tema dei linguaggi contemporanei della radio e della televisione (vale a dire le forme culturali con le quali i due mezzi elettronici comunicano e trasmettono i loro messaggi ad un non meglio precisato numero di fruitori) credo si debba partire dal futuro, dietro l’angolo,  piuttosto che dal passato o dal presente. Perchè il linguaggio è una specie di organismo vivente: si sviluppa all’interno delle società umane e si evolve con esse.

Il linguaggio – lo ha detto anche Benedetto Croce – è intuitivo; ogni atto linguistico è, in un senso rigoroso ed esauriente, senza precedenti; è istantaneamente creativo. Etimologicamente “linguaggio” è l’uso della lingua per esprimere i propri pensieri e sentimenti. In un senso più vasto linguaggio è  il nome che si dà a qualunque modo ha  l’uomo di spiegare i suoi pensieri. E per questo c’è il linguaggio dei gesti e quello degli occhi, il linguaggio simbolico, il linguaggio scritto e quello radiotelevisivo.

Nel 1963, nel varietà televisivo “Il signore di mezza età”, Marcello Marchesi regalava al pubblico lampi di ironia con i suoi pensierini della sera: Uomo retto. Dopo una vita lineare è morto in curva. (ALDO GRASSO, a cura di, ETG Enciclopedia della Televisione, Milano, Garzanti, 1996)

Quarant’anni dopo “Blob”, singolare esempio di metatelevisione, vale a dire televisione che parla di televisione, ripropone spezzoni di immagini, collage di papere, disturbi, errori, dichiarazioni folgoranti, gaffe: tutto l’insieme dei luoghi comuni, di formule logorate, di frasi fatte.

Un taglio ancora ironico ma impietoso: pensiamo alla ragazza candidata a Miss Italia 2002, messa alla “berlina” per aver detto: Vorrei che il pubblico mi vedesse per quella che sono e non per quella che apparo!

L’immagine del petomane, il linguaggio scurrile, spesso triviale, evidenziano i cambiamenti che ci sono stati in questi ultimi anni. Ma è cambiata anche la società. Recentemente la Suprema Corte, con una singolare sentenza, ha stabilito che l’espressione “Non mi rompete i c…” detta tra ragazzi, non costituisce reato. Perchè frasi volgari e riprovevoli sul piano morale sono usate come “intercalare” o come “rafforzativo di un pensiero” e non ledono l’onore, tutelato dall’articolo 594 del Codice Penale. Due osservazioni.

La prima. Colpisce e affascina l’ìmmagine della palingenesi, quella archiviazione visiva della “memoria totale” di cui si diceva a proposito del film “Atto di forza”. L’ossessione di George Orwell (GEORGE ORWELL, 1984, Milano, Mondadori, 2002) di una umanità immersa nel mondo televisivo è davvero l’annuncio profetico di una nuova era?

La seconda. La televisione è oggi come sospesa tra un passato che viene continuamente riproposto e mitizzato, un presente stanco e un futuro non ancora identificabile. La tv digitale inevitabilmente cambierà non solo l’offerta ma anche la domanda. Avremo a disposizione migliaia di canali, ma riusciremo a trovare quello che stiamo cercando? E soprattutto la tv-interattiva ci costringerà ad un solipsismo ancora più esasperato, per chiuderci definitivamente in casa o perseguitarci, ovunque andiamo, con i telefonini Umts e drogarci con le immagini?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: