Il familismo amorale di Banfield

La televisione fonte di ricerca storiografica

Il National Film and Television Archive, che fa parte del British Film Institute, raccoglie (in Gran Bretagna) programmi e materiali televisivi sin dagli anni Cinquanta. Il mezzo filmico fu ritenuto da subito un materiale culturale altrettanto significativo rispetto a quello cartaceo che trovava e trova tuttora preservazione, conservazione e tutela nelle Biblioteche, negli Archivi dello Stato, nelle strutture deputate a questo scopo.In Italia solo in anni recenti si è attuata una politica che riconosce l’importanza di archiviare la produzione cinematografica e televisiva. Da un lato la Rai con le sue “Teche” e dalla fine degli Anni Settanta Mediaset e dall’altro la Cineteca di Bologna, quella di Torino e la Cineteca Lucana adempiono, ciascuna per la sua parte e con modalità diversificate alla conservazione del patrimonio cine-televisivo italiano. In Gran Bretagna al fine di garantire la conservazione del patrimonio televisivo e l’accesso ad esso, è stato attuato un rapporto di partnership tra organizzazioni pubbliche e private. In Italia la Rai, attraverso “Teche Aperte” ha messo a disposizione il suo enorme patrimonio accessibile dalle 23 sedi regionali.

Gli archivi della Rai, le cosiddette Teche, conservano dunque preziose testimonianze di eventi ma anche di personaggi di grande rilievo; studiosi (archeologi, antropologi, filosofi, economisti, ecc.) noti a livello internazionale. La ricerca ci permette oggi di rintracciare e studiare un vasto e prezioso materiale che ci consente di utilizzare fonti diverse da quelle esclusivamente cartacee. Filmati di particolare interesse contenenti interviste, commenti, e naturalmente immagini entrati a pieno titolo nel bagaglio storiografico.

Un esempio? Negli anni Cinquanta uno studioso americano, Edward Banfield, effettuo’ in Basilicata una ricerca sociale che ha costituito e costituisce ancora oggi motivo di analisi e di dibattito accademico. Di quel personaggio e di quella ricerca ho realizzato un servizio per Il Settimanale della TGR della Basilicata, andato in onda il 25 ottobre del 2008.

Analisi del filmato

SULLE TRACCE DI BANFIELD

(utilizzato materiale di repertorio del novembre 1990 quando Banfield, 35 anni dopo la sua ricerca, tornò a Chiaromonte (Pz) per una verifica delle sue tesi).

Inserite anche 7 brevi interviste o testimonianze.

Chiaromonte (ribattezzato Montegrano) è la patria mondiale del cosiddetto “familismo amorale”. Ancora oggi, a distanza di 50 anni l’analisi impietosa effettuata dall’antropologo americano Edward Banfield nel saggio “Le basi morali di una società arretrata” è oggetto di studio e di valutazione. Abbiamo incontrato mercoledi’ scorso uno studente danese e una studentessa pugliese che stanno realizzando a Chiaromonte, ciascuno per proprio conto, le loro tesi di laurea.

  • Peder Lindhardtsen, laureando Università Copenaghen
  • Anita Paolillo laureanda Università di Lecce

Tra il 1954 e il 1955 Edward Banfield (le foto che vediamo sono le sue, di quel periodo) svolse nel piccolo paese lucano una ricerca che avrebbe suscitato polemiche e discussioni e avuto grandissima influenza negli studi internazionali sulla società italiana. Nell’espressione “familismo amorale” Banfield intese descrivere la tendenza negli individui della cultura mediterranea, ricontrata dallo studioso nelle sue indagini sul campo, a favorire gli interessi esclusivi della propria famiglia dimostrando uno scarso senso civico: presunto “difetto” della società italiana. Il familista amorale, in sostanza, è l’individuo (riscontrabile in una tipologia mediterranea e non solo lucana) avverso allo spirito di comunità, disposto a cooperare solo in vista di un proprio tornaconto. Gia’ nella prima pubblicazione a Chicago nel 1958 e, poi in Italia nel 1961, lo studio fu ampiamente criticato. Diversi accusarono il politologo di aver scambiato per una causa dell’arretratezza, quello che invece era l’effetto del sottosviluppo economico, dell’inefficacia delle istituzioni e dello storico malgoverno.

  • Leonardo Sacco, giornalista e saggista
  • Giovanni Percoco, amico di Edward Banfield

Banfield sosteneva la posizione, molto dibattuta e discussa, sull’inefficacia degli aiuti statali nel migliorare le condizioni economiche dei più poveri. Una valutazione che oggi gli storici tendono a rivalutare.

  • Giampaolo D’Andrea, storico
  • Raffaele Giuralongo, storico

A distanza di 50 anni dalla prima pubblicazione quell’inchiesta – considerata ancora oggi un classico delle scienze sociali moderne – e a quasi dieci anni dalla morte di Banfield (che fu, tra l’altro consigliere di diversi presidenti americani, da Nixon, a Ford a Reagan) si ritorna a parlare di “familismo amorale”. A Chiaromonte si prepara un premio a lui dedicato.

  • Filippo Breglia, assessore Chiaromonte
  • (Intervista a Banfield del 5 nov 1990 di Narciso Bino)

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Le tesi elaborate in questo libro ormai classico non hanno mai smesso di suscitare interesse, ben oltre i confini dell’accademia. L’espressione “familismo amorale”, coniata da Banfield per spiegare l’arretratezza, o meglio la mancanza di reazione all’arretratezza, di Montegrano (dietro cui si nasconde Chiaromonte, in Basilicata, alla metà degli anni ’50), è diventata di uso corrente per etichettare una molteplicità di fenomeni, ma soprattutto per individuare un presunto “difetto” fondamentale della società italiana. Avverso allo spirito di comunità, disposto a cooperare solo in vista di un proprio tornaconto, il familista amorale si comporta secondo la seguente “regola aurea”: massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare, supporre che tutti gli altri agiscano allo stesso modo. Una chiave interpretativa assai discussa, che si è dimostrata tuttavia di irriducibile efficacia nell’indicare i guasti provocati dalla cronica carenza di senso civico.(E.Banfield, Le basi morali di una società arretrata, Bologna, Il Mulino, 2006)

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One response to this post.

  1. Posted by luigi sarli on 25 giugno 2012 at 16:28

    il familismo fa pensare alle caste quali radici che profondamente difendono il suo albero a danno del grande bosco

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