Juan Caramuel y Lobkowitz

Il vescovo del Melandro


La nostra storia comincia dalla cripta della Chiesa di San Bartolomeo a Campagna (Sa) dove, ci dicono, sono i resti mortali del vescovo di Satriano  monsignor Maria Giuseppe Avila e del suo clero, tutti morti ai tempi della grande epidemia del 1656. Di peste bubbonica, sappiamo, morirono quell’anno, a Vignola (Pignola), il pittore Giovanni De Gregorio detto il Pietrafesa e a Napoli il drammaturgo padre Serafino della Salandra. La chiesa di San Bartolomeo è nota anche perchè qui completò il suo noviziato, il domenicano filosofo nolano Giordano Bruno, bruciato sul rogo, per eresia, nel 1600 a Campo de’ Fiori a Roma.

Ai tempi dunque della grande epidemia, dopo la morte di monsignor Avila, giunse da Praga in un paesello di contadini, sperduto tra i monti dell’Appennino lucano, Sant’Angelo Le Fratte, uno degli uomini più dotti nell’Europa del suo tempo. Si chiamava Giovanni Caramuele, o meglio, Juan Caramuel y Lobkowitz, nato a Madrid il 23 maggio del 1606. Caramuel, autentico genio dell’età barocca, fisico, matematico, teologo cistercense, filosofo, architetto, parlava perfettamente venti lingue, frequentatore delle Università e delle Accademie di mezza Europa, che contestava addirittura Cartesio fu nominato vescovo di Campagna-Satriano e Sant’Angelo Le Fratte. Era il 1657. A volerlo vescovo fu una sua vecchia conoscenza, il senese Fabio Chigi diventato Papa Alessandro VII, conosciuto in Germania, a Colonia, nel 1639 quando Chigi era Nunzio Pontificio e poi a Westfalia per la pace dei Trent’anni. Due anni dopo la nomina, nel maggio del 1659,  Caramuel proveniente da Praga (dove l’imperatore Ferdinando III lo aveva nominato Ministro di Stato per aver combattuto e ideato le difese della città attaccata dai protestanti) il neo vescovo, lasciati i sontuosi palazzi praghesi, prendeva possesso della sua povera Diocesi di Campagna-Satriano-Sant’Angelo Le Fratte, tra le più isolate del Mezzogiorno d’Italia.

Una destinazione che non aveva certo il sapore di una promozione, piuttosto – e Caramuel ne fu consapevole – di punizione. (GABRIELE DE ROSA, Tempo religioso e tempo storico, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1998, pag. 18)

Sanctum Angelum della Fratta a Sant’Angelo Le Fratte realizzò la Tipographia Episcopali Satrianensi (denominata Arca Santa) e cominciò a stampare e ristampare le sue opere di teologia, di astronomia, di architettura. In mezzo a contadini analfabeti, dal suo eremo di Castellaro e Perolla, un feudo di Sant’Angelo Le Fratte, continuò ad avere contatti con i grandi pensatori del suo tempo. Il piccolo paese lucano divenne un centro come Salamanca, Coimbra, Lovanio, Anversa, Colonia, Praga. Versatile in tutte le scienze Juan Caramuel si dilettò a disegnare campanili (pare quello di Satriano), troni e pulpiti vescovili, piazze e colonnati. Lo stesso Bernini a Roma scrisse di aver preso spunto per il colonnato di San Pietro da un progetto dell’enciclopedico ma severo vescovo. Dopo 13 anni di permanenza a Campagna, Satriano e soprattutto a Sant’Angelo Le Fratte Juan Caramuel, nel 1672 fu mandato a Vigevano, in Lombardia. La facciata del Duomo di quella città ma soprattutto la piazza, famosa in tutto il mondo, fu opera sua. L’8 settembre del 1682, all’età di 76 anni, morì. La sua tomba sepolcrale si trova ancora oggi a Vigevano.

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2 responses to this post.

  1. Posted by Lucia Valenti on 4 giugno 2014 at 14:05

    La piazza di Vigevano non fu opera del vescovo Caramuel, ma di Ludovico il Moro

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    • Posted by Rocco Brancati on 19 agosto 2014 at 14:20

      Lo so. Caramuel ebbe l’intuizione di unire le due piazze preesistenti e di dare una nuova prospettiva all ‘area. Fece anche modificare la facciata della chiesa.

      Rispondi

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