Comunicazione e giornalismo

Intervista a:


Mario Morcellini, presidente del Coordinamento Nazionale dei Corsi di Laurea in Scienze della Comunicazione (anno 2003).

In che modo i giovani che frequentano il corso di laurea in Scienze delle Comunicazioni possono avvicinarsi al giornalismo?

Noi partiamo dal presupposto che i corsi di comunicazione non sono il contenitore, mirato e specifico, della formazione al giornalismo. Siamo assolutamente convinti, come coordinamento nazionale dei corsi di laurea, che la strada deve essere graduale. Una preparazione culturale di base per tutti (se è una laurea in comunicazione è meglio, ma anche altre lauree) a cui accoppiare successivamente e, in presenza di motivazioni e preparazioni culturali adeguate e selezionate, percorsi più specifici e più pratici che l’Università da sola non potrà mai offrire.

E’ indubbio che la professione sta cambiando e quindi avrà bisogno di una qualificazione, anche universitaria, sempre maggiore  ma in che modo il nuovo giornalismo potrà svilupparsi nei prossimi anni?

Indicherei almeno tre direzioni: la prima è che ci vuole la laurea per arrivare al giornalismo (una strada indicata del resto dall’Ordine nazionale dei giornalisti); la seconda è che le Università possono diventare i luoghi dove diverse figure professionali, compreso il giornalista, vanno per aggiornarsi;  terza questione è che l’Università in armonia con la professione del giornalista e di altre professioni deve anche domandarsi se non ci sia spazio per  nuovi profili della formazione, eccedenti il vecchio settore del giornalismo della carta stampata e su cui anche negli altri Paesi si manifesta una rigogliosa apertura del mercato.

Quali possono essere queste nuove professioni giornalistiche o comunque legate al giornalismo?

Basti pensare, per esempio, al bisogno di dare informazione “on line”. Lì appare chiaro che la seconda funzione, il secondo bisogno per cui Internet viene scelta è quella di avere informazione e di studiare, addirittura raccogliere articoli. Quindi un bisogno perfino più elevato di quello di leggerli e basta. Seconda dimensione: l’informazione sui cellulari. Sta diventando una modalità significativa. E’ immaginabile che anche lì nascano professionalità specifiche, capaci di coniugare l’utilizzo delle nuove tecnologie con il bisogno di informazione.

Il mercato del lavoro giornalistico

Secondo gli ultimi dati di Fieg-Fnsi-Inpgi i giornalisti professionisti a contratto pieno sono, in Italia, 14.500 di cui la gran maggioranza, vale a dire 13.000 lavorano stabilmente presso le emittenti radiotelevisive pubbliche e private e presso i quotidiani. La restante quota di 1300-1500 giornalisti è impiegata presso i giornali periodici.

Il mercato dei giornali si attesta intorno ad un totale di sei milioni di copie. Una trentina di testate (meno del 20 per cento) vende il 95 per cento delle copie acquistate.

Nonostante la nascita, ogni anno, di una decine di nuove iniziative editoriali il mercato del lavoro giornalistico è praticamente “fermo” perché l’80 per cento delle testate giornalistiche (135 quotidiani e 70 agenzie di informazione) non creano occupazione già da diversi anni.

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