Fare storia con la televisione

Storia in Tv

Il cinema documentario come fonte di documentazione storica. Il dibattito e le polemiche sulla questione dell’ammissibilità delle immagini in movimento puo’ dirsi ormai concluso. Sono molti, oggi, gli storici che utilizzano i documentari per farne oggetto delle proprie ricerche. Jacques Le Goff e Pierre Nora affermano addirittura che nei nostri tempi la storia risulta essere monopolio dei media: cinema, radio, stampa e televisione non sono solo un mezzo di divulgazione di informazioni ma sono essi stessi “fonti storiche”. (Cfr.J.Le Goff-P.Nora, Fare Storia, Torino, Einaudi, 1981).

Nell’aprile del 2004 l’Università Cattolica di Milano promosse un convegno internazionale “Fare storia con la televisione…”. La televisione come strumento di interpretazione e fonte primaria per la ricerca storica sul Novecento. Non solo un mezzo di intrattenimento quindi, ma un contenitore più complesso, al quale anche accademici e studiosi possono rivolgersi per attingere materiale utile alle loro ricerche.

Il tema del rapporto fra Storia e mezzi di comunicazione di massa e, in particolare, fra Storia e televisione è oggi al centro d’innumerevoli riflessioni, che vanno ben oltre il dibattito accademico. Il dibattito coinvolge in primo luogo i professionisti del settore, a cominciare dalle istituzioni preposte alla produzione, alla distribuzione e alla conservazione dell’immagine televisiva, ma anche altre istituzioni, come ad esempio la scuola. Proprio il cinquantesimo anniversario dell’inizio ufficiale delle trasmissioni in Italia (avvenuto il 3 gennaio del 1954) è l’occasione per sottolineare la rilevanza del piccolo schermo nel costruire una memoria del Paese ampiamente condivisa, sia nella rilettura del passato sia nell’interpretare il presente, per l’oggi e per la Storia a venire. L’immagine televisiva, come quella cinematografica, costituisce in primo luogo una fonte imprescindibile per la ricerca storica sul Novecento, come è stato ormai riconosciuto dagli storici contemporanei. (ALDO GRASSO, Fare storia con la televisione, L’immagine come fonte, evento, memoria, Milano, Vita e Pensiero, 2006)

Come definire il documentario e come servirsene nella ricerca storica?

Il documentario è un cortometraggio… che non racconta una storia inventata ma rende conto di fatti e situazioni esistenti. (Pero’)…Nell’ambito cinematografico la distinzione tra immaginario e fattuale non è chiara…Nell’universo artificiale finzione e documentario varcano spesso i loro rispettivi confini. (Pasquale Iaccio (a cura), La storia sullo schermo. Il Novecento, Cosenza, Pellegrini Editore, 2004)

In poche parole, invece di una successione di immagini in sequenza il documentario “plasma” un argomento articolato, racconta una storia che ha una origine e una fine, propone e sviluppa un tema, illustra uno spazio temporale.

Perchè la storia in tv, la tv come storia?

Tra le tante definizioni possibili della storia (da “historia” che vuol dire “rendiconto”) c’è quella legata alla interpretazione di fatti ed eventi passati. Televisione, invece, è quel formidabile strumento di divulgazione, onnipresente, il più importante mezzo di comunicazione di massa oggi esistente. La tv si propone però non solo come protagonista e testimone degli eventi della nostra epoca (fonte, cioè, per spiegare il presente) ma anche come strumento per raccontare il passato. La “centralità” della televisione nella ricerca storica infatti, va individuata nella sua capacità di essere produttrice indiretta di fonti: le Teche della Rai, le Cineteche, l’Istituto Luce, per esempio, sono uno straordinario archivio documentaristico.

La tv si offre allo storico come terreno di ricerca particolarmente ricco da affiancare ai tradizionali mezzi cartacei come i documenti.  Ai pericoli di “mistificazione” o di banalizzazione, paventati da alcuni, c’è da obiettare che il problema non è nel mezzo utilizzato ma nell’uso che se ne fa. In pratica la “manipolazione delle fonti” è possibile indipendentemente dallo strumento utilizzato. In definitiva la televisione, così come il cinema, assume sempre di più un ruolo di testimone della nostra epoca e fonte di narrazione storica. Anzi più del cinema (che è nella maggior parte dei casi solo fiction, finzione) la televisione è lo “specchio” della contemporaneità. Inoltre mentre al cinema il successo di un film è decretato da una utenza di appena 350mila spettatori, la televisione raggiunge mediamente non meno di 7 milioni di persone.

Qualche anno fa due studiosi Daniel Dayan del CNR di Parigi e Elihu Katz professore di sociologia e comunicazione all’Università di Gerusalemme, hanno messo in evidenza la grande potenza che i media e in particolare la televisione, hanno di trasformare le società fissando i codici di lettura degli eventi che sono stati scritti, negoziati, rappresentati, celebrati e dunque reinterpretati dal mezzo televisivo. La “storia in diretta”, affermarono, rappresenta il momento di massima celebrazione della comunicazione di massa.(D-DAYAN-E.KATZ, Le grandi cerimonie dei media, Bologna, Baskerville, 1994)

Già lo storico francese Jacques Le Goff  aveva individuato, negli anni Sessanta, una nuova tendenza metodologica quando evidenziò che “tutto è fonte per lo storico” richiamandosi alla Nouvelle Histoire di Febvre e Bloch  secondo i quali lo storico non ha limiti territoriali e la “Storia puo’ essere raccontata e interpretata con le immagini”. Il tema del rapporto tra Storia e mezzi di comunicazione di massa e, in particolare, fra Storia e Televisione è dunque oggi al centro di molte riflessioni.

La stessa Deputazione di Storia Patria per la Lucania che pubblica ormai da oltre vent’anni il “Bollettino storico della Basilicata”  ha prodotto un cofanetto di 5 DVD che raccogliere, in formato multimediale, tutta la serie di incontri, seminari, convegni dedicati alle celebrazioni per i 50 anni dalla morte dello statista lucano Francesco Saverio Nitti. Se il “Bollettino” è uno strumento indispensabile per la conoscenza non superficiale della storia della nostra regione (nell’ultimo numero saggi sono stati dedicati al medico e studioso lucano Rocco Mazzarone recentemente scomparso, agli articoli del Times di Londra sulla spedizione di Carlo Pisacane, alla figura della poetessa Laura Battista, ai rapporti della famiglia Gattini con l’Ordine di Malta ecc.) i DVD ci permettono di “partecipare” ad una serie di eventi culturali ai quali non eravamo presenti,con la possibilità di avere a disposizione perfino le relazioni degli studiosi, le fotografie storiche, i filmati d’epoca.

Tuttavia l’utilizzo degli audiovisivi come fonte storica è un processo tuttora in corso che si scontra con alcuni ambienti accademici spesso refrattari a prendere in considerazione questo materiale. Perché? Lo scetticismo è da mettersi in relazione con l’inquietante livello di veridicità delle immagini e dalla complessità dell’analisi degli autori dei programmi. Ma anche qui bisogna fare una distinzione: da un lato le “interpretazioni” e la competenza dei commentatori e dall’altro le testimonianze originali, storiche, dell’avvenimento o del personaggio. Realizzare un servizio televisivo sulla figura e l’opera di Giacomo Racioppi definito il “padre della storiografia lucana” non avendo le competenze necessarie si rischia di banalizzare o mistificare il personaggio raccontando una serie di sciocchezze. Viceversa raccogliere le testimonianze degli storici, raccordarli con i testi biografici esistenti, e illustrare con le immagini i luoghi citati significa avere a disposizione un nuovo valido strumento di interpretazione e di studio da considerare “sussidiario” e non sostitutivo al supporto cartaceo tradizionale. Per il grande pubblico televisivo questo diventa un “servizio di qualità” e di conoscenza. Quante massaie lucane hanno mai sentito parlare di Giacomo Racioppi e della sua “Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata”?

Se il Novecento è stato definito il “secolo breve” ma anche il “secolo della testimonianza” questo lo si deve alla sempre più massiccia presenza dei mezzi di comunicazione di massa che affiancano, registrano e, talvolta si pongono al centro della vita politica e culturale delle società. “Oggi la televisione è il luogo dei fatti storici”. Le trasmissioni televisive sempre di più incidono nella memoria collettiva e la tv è protagonista direttamente del contesto in cui la storia stessa si realizza. La studiosa americana Vivian Sobchack , docente di Critical Studies presso il Dipartimento di Film and Television nell’Università di California, afferma: “la televisione ha fatto collassare la distanza tra presente, passato e futuro che erano alla base della nozione di ciò che chiamiamo Storia. Oggi l’evento sembra storia nello stesso istante in cui è trasmesso”. (V.C.SOBCHACK, Carnal Thoughts: Embodiment and Moving Image Culture, University of California Press, 2004)

In Italia i rapporti tra Storia e Televisione sono analizzati in una miriade di saggi. Gli ultimi in ordine di pubblicazione sono quelli di Francesca Anania, Giandomenico Crapis o Enrico Escher. Nel primo caso, in “Immagini di storia” Anania (che insegna storia delle comunicazioni di massa presso l’Università “La Sapienza” di Roma) evidenzia come la televisione possa essere un luogo d’elaborazione e costituzione della memoria storica e di un’identità nazionale, interprete di eventi, modello di narrazione e progetto di comunicazione. Oggetto è anche la “storia politica”, la “storia economica e sociale” e soprattutto la “storia” o le “storie” individuali del Novecento che si confondono con gli eventi collettivi. Secondo Anania la crescita esponenziale dei documenti visivi richiede un aggiornamento degli strumenti di lavoro dello storico, un nuovo sapere che appartiene ancora a pochi, con la conseguenza di continuare a tenere relegato lo storico dalla storia in tv. (F.ANANIA, Immagini di storia. La televisione racconta il Novecento, Roma-Torino, Rai-Eri, 2003)

Dal suo canto Giandomenico Crapis mette in luce i rapporti con la politica, partendo dalla “svolta” informativa di Raitre dalle esternazioni di Cossiga, che nel corso del ’91 incamera oltre 500 ore di esposizione in video, ai salotti di Costanzo, ai dialoghi in romanesco di Funari; dai processi in TV per arrivare alla mediatizzazione estrema del confronto politico tra i partiti. (G.CRAPIS, Televisione e politica negli anni Novanta. Cronaca e storia 1990-2000, Roma, Meltemi, 2006). Sulla cosiddetta “civiltà delle immagini” (è risaputo che molte informazioni sono veicolate da segni iconici) Enrico Escher evidenzia:

Nell’immagine ciò che ci rappresenta è insieme ciò che si vede e ciò che si sa: la cosa rappresentata, per poter essere adeguatamente riconosciuta, fa sempre appello alla cultura del fruitore ed è da questa mediata. Alla costruzione di questa immagine,di queste immagini, il cinema ma anche la televisione partecipa col suo linguaggio, costituito dalle dinamiche che entrano in gioco nell’atto del vedere e del lasciarsi vedere, in uno scambio, che è una danza d’altri tempi tra due saperi che si corteggiano reciprocamente.” (E.ESCHER, Il quarto occhio. Sociologia, storia, ermeneutica del linguaggio della televisione, Roma, Franco Angeli, 2006)

Insomma ricordando Leonardo Sinisgalli e la sua rivista “Civiltà delle macchine” (in riferimento alle lettere di Moravia, Ungaretti, Quasimodo, ecc. pubblicate sui primi numeri della rivista, nel 1953-54) si ha l’impressione che questa “Civiltà delle immagini” stia dilagando nella società contemporanea. A questo proposito di particolare interesse sono i saggi di Sartori, Jacobelli, Rocchi, Barbieri raccolti in un numero monografico dedicato all’evoluzione tecnologica della televisione italiana pubblicato dalla Eri-Rai (AA.VV:, Nuova civiltà delle macchine. Passati e presenti della televisione. Tv e tecnologia in Italia: storia, presenze e scenari, Roma-Torino, Rai-Eri, 2004) e dall’analisi sulle relazioni tra televisione e cinema, televisione e storia di Vito Zagarrio. (V.ZAGARRIO, L’anello mancante. Storia e teoria del rapporto cinema-televisione, Roma, Lindau, 2004). Fondamentali, a questo proposito, mi sembrano, inoltre, altri due testi: “Il nuovo spettatore…” e “La storia in televisione”. Nel primo caso quattro saggi di giovani studiosi italiani e stranieri, interessanti per le nuove suggestioni metodologiche, propongono un approfondimento delle tematiche sui rapporti tra storia, cinema, video e televisione (P.OLIVETTI (a cura di), Il nuovo spettatore. Cinema, video, televisione, storia, Roma, Franco Angeli, 1998); nel secondo caso storici e registi si mettono a confronto sul ruolo che la tv può avere nell’analisi dei fenomeni storici contemporanei.(L.CICOGNETTI-L.SERVETTI-P.SORLIN ( a cura di), La storia in televisione. Storici e registi a confronto, Venezia, Marsilio, 2001). Italo Moscati (è docente di Storia delle Comunicazioni di Massa all’Università di Teramo, scrittore e regista che ha diretto alcuni tra i più importanti documentari trasmessi nell’ambito della rubrica “La grande storia di Rai3”), regista televisivo di lunga e consolidata esperienza, afferma che la televisione è lo specchio della storia!

Con la televisione, il campo di ricerca dell’uso delle immagini e della parola diventa infinito ed è legato alla capacità dell’autore stesso di rendere creativo questo rapporto. Quello che dà fastidio è che l’apparato, sia esso Rai o Mediaset, si mette in mezzo tra questa creatività e le immagini, determinando una prevaricazione della parola sul visual. La televisione, specialmente quando si occupa di informazione e anche di storia, è ancora pedagogica. Invece non si consente che registi e storici si confrontino su temi come il revisionismo, sviluppando ognuno il suo concetto. In televisione prevale una via di mezzo, per cui alla fine non si prende mai posizione, la televisione deve essere sempre la “voce del padrone”, cioè la voce che scioglie tutti i nodi invece di lasciarli semplicemente esporre a chi li ha studiati”.(I.MOSCATI “La televisione specchio della storia”, in “Caffè Europa”, n.154, 2003)

(segue)

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