La cultura in televisione

In un certo senso tutto è cultura.

Diventa cultura – a prescindere da qualsiasi giudizio di valore – ogni artefatto (manuale o intellettuale) che orienta il sapere e l’azione. Paradossalmente è cultura anche quello che è considerato – proprio con un giudizio di valore – “incultura”.

Le logiche della televisioneTutto è cultura: lo è anche la più banale televendita, anche il più sconsiderato trash televisivo, in quanto si fa forma storica che modella l’essere e l’agire dell’uomo. In un certo senso si puo’ dire che la televisione sempre e comunque fa cultura. Come si puo’ dire che sempre e comunque educa anche quando dis-educa. (Gianfranco Bettetini, Paolo Braga, Armando Fumagalli, Le logiche della televisione, Milano, Franco Angeli, 2004, pag.37)

Secondo Aldo Grasso, uno dei più noti critici televisivi, “la televisione è tutto questo, e più di questo: dalla stupidaggine più disarmante si puo’ passare in un secondo a una visione geniale, dal cinismo più becero si puo’ andare incontro alla commozione”. Spesso si ha l’impressione che, per un vezzo ricorrente della cultura del paese, si preferisce ingaggiare dispute intellettuali sull’ultimo programma di successo che diventa l’occasione per l’ennesima esibizione di nausea e snobismo televisivo. “Un riflesso pavloviano di ripulsa verso la cultura di massa che scattava periodicamente di fronte a qualche nuovo formato lasciato dall’ascolto popolare”. Il ruolo dei media audiovisivi presso il grande pubblico: ridurre lo scarto tra “cultura erudita” e “cultura di massa” è stato dunque determinante. I professionisti che hanno costruito la televisione negli anni Cinquanta e Sessanta condividevano questo ideale: fare in modo cioè che il pubblico televisivo potesse “acculturarsi” attraverso gli spettacoli teatrali, i quiz, perfino con gli intervalli che mostravano questo o quell’angolo “sconosciuto” ai più, del bel Paese.

copj13La radio e la televisione si sono conquistate l’audience con programmi di interattenimento “demenziali”, ma in parallelo hanno svolto entrambe un apprezzabile lavoro di mediazione culturale. E’ importante che gli storici prestino attenzione a questi “ibridi”. (Aldo Grasso, Fare storia con la televisione. L’immagine come fonte, evento, memoria, Milano, Vita e Pensiero, 2006, pag.150).

In questi ultimi cinquant’anni – attraverso un excursus nei palinsesti di ieri e di oggi – notiamo spesso l’indicazione di “programma culturale”. Dal “mitico” professor Alessandro Cutolo che agli albori della televisione conduceva il programma “Una risposta per voi” fino ad arrivare a Piero e Alberto Angela autori di una serie di trasmissioni scientifiche ed educative legate alla storia, alla geografia, all’antropologia ecc.

Tutta colpa della tivùPer riassumere che cos’è la cultura in televisione? Pietro Dorfles ci ha suggerito, per capirlo di risalire ai tempi ancestrali della paleotelevisione, e precisamente il programma in cui l’allora presidente del consiglio dei ministri Amintore Fanfani commentava la Madonna del Parto di Piero della Francesca. Era il gennaio del 1954 e il programma si chiamava “Le avventure dell’arte” curato da Antonio Morassi, esempio antesignano di ibridazione mediatica. (Gian Paolo Caprettini, Tutta colpa della tivù: i vizi e le virtù della nostra, quotidiana piazza universale, Roma, Donzelli editore, 2003, pag.103)

(segue)

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