Pietro Lacava e Guglielmo Marconi

L’istituzione di un Premio “Pietro Lacava” per chi rovina la ricerca scientifica in Italia?

Una poco informata saggistica italiana, che utilizza i “si dice” come fonte storiografica continua a denigrare un uomo politico meridionale.

Nel 1896 l’inventore (Guglielmo Marconi) ottenne il primo brevetto che offrì con una lettera gratuitamente al Ministro delle Poste e Telegrafi del tempo guidato dall’on. Pietro Lacava, illustrando l’invenzione del telegrafo senza fili e chiedendo finanziamenti; la lettera non ottenne risposta e venne liquidata dal ministro con la scritta “alla Longara”, intendendo il manicomio posto in via della Lungara a Roma, con una clamorosa mancanza di intuizione e di lungimiranza da parte delle nostre improvvide autorità del tempo, assolutamente chiuse al progresso.[1]  

E Marco Saporiti in “La storia della telefonia in Italia…” dal suo canto scrive:

Prevedendo l’occorrenza di grandi capitali per proseguire negli esperimenti, Marconi si rivolse al ministero delle Poste e Telegrafi, al tempo guidato dall’on.Pietro Lacava, illustrando l’invenzione del telegrafo senza fili e chiedendo finanziamenti. La lettera non ottenne risposta e venne liquidata dal ministro con la scritta “alla Longara”, intendendo il manicomio posto in via della Lungara a Roma.[2] 

La fonte primaria di questo aneddoto è “orale”. Non esiste e non c’è alcun documento. Per primo ne parlò Luigi Solari (1873-1957), che fu Capo Divisione nel Ministero P.T. dal 1 ottobre 1904 al 16 gennaio 1906, nel suo libro (Storia della Radio, Milano, Treves, 1939) (pubblicato trentatre anni dopo aver lasciato il Ministero su “dicerie” addirittura di 15 anni prima)  nel quale accenna all’esistenza di un ricordo, negli ambienti del Ministero delle Poste e Telegrafi di quel periodo, di una ipotetica corrispondenza a proposito della scoperta di Marconi.

Lo stesso Luigi Solari –  amico e principale biografo di Marconi – non fece mai il nome del ministro.  Nell’articolo “Guglielmo Marconi e la marina militare italiana” pubblicato sulla rivista marittima nel febbraio del 1948, alla pagina 231 Solari fa riferimento alla nota scritta un po’ troppo frettolosamente dal Ministro delle Poste e dei Telegrafi, sulla lettera con la quale il giovane Marconi gli illustrava l’invenzione del telegrafo senza fili nel 1895.

Secondo quanto mi scrive in una e-mail il “Comitato Guglielmo Marconi”:

L’on.avv.Emilio Sineo (1851-1898) è stato Ministro delle Poste e Telegrafi dal 14 luglio 1896 al 25 febbraio 1898. Pertanto, poichè resse detto Dicastero solo dopo la partenza per Londra di Guglielmo Marconi, l’esistenza di una corrispondenza con Sineo, così come si legge in alcune biografie, è da escludere. Non esistono documenti del Gabinetto del Ministero P.T. che risalgono agli anni 1895 e 1896; esistono solo documenti amministrativi e del personale, sia presso l’Archivio Centrale dello Stato che presso l’Archivio del Ministero P.T. in via del Seminario, documenti che sono stati consultati e tra i quali nessuna traccia di un’eventuale corrispondenza con il Ministro precedente è stata ritrovata.[3]

Sappiamo però che:

Marconi, appena ventenne, cominciò i primi esperimenti lavorando come autodidatta e avendo come aiutante il maggiordomo Mignani. Nell’estate del 1894 costruì un segnalatore di temporali, costituito da una pila, un coherer (cioè un tubetto con limatura di nickel e argento posto fra due tappi d’argento) e un campanello elettrico, capace di emettere uno squillo in caso di fulmine.[4]

Tutte le fonti biografiche di Guglielmo Marconi ricordano che il 12 febbraio del 1896 l’inventore si recò con la madre in Inghilterra presentando a Londra, il 5 marzo dello stesso anno, la prima richiesta provvisoria di brevetto, col numero 5028 e col titolo “Miglioramenti nella telegrafia e relativi apparati”. Il 19 marzo ricevette dall’Ufficio Brevetti conferma dell’accettazione della prima domanda. Il 2 giugno dello stesso anno Marconi depositò all’Ufficio Brevetti di Londra una domanda definitiva per un sistema di telegrafia senza fili, n.12039, dal titolo “Perfezionamenti nella trasmissione degli impulsi e dei segnali elettrici e negli apparecchi relativi”.

Siamo nel 1896 vale a dire due anni dopo i primi esperimenti del 1894.

La famosa domanda di finanziamento quando sarebbe stata presentata al Ministro Lacava? Nel 1894 quando cominciarono i primi esperimenti o nel 1896 dopo il primo brevetto?

Le fonti storiografiche ci confermano che ci troviamo di fronte ad una “bufala”. Basterebbe consultare il sito della Camera dei Deputati (http://storia.camera.it/deputato/pietro-lacava-18351026/governi#nav) per accorgersi che le date non coincidono. Pietro Lacava fu Ministro delle Poste e Telegrafi nel Governo Crispi dal 10 maggio 1889 al 6 febbraio 1891, tre anni prima del primo brevetto e 5 anni prima dalle sperimentazioni di Marconi. Negli anni del Ministero Lacava alle Poste e Telegrafi (1889-1891) Guglielmo Marconi aveva 15-16 anni essendo nato a Bologna il 15 aprile del 1874.

Sembra quasi di trovarsi di fronte all’avvocato inventa-bufale che ha preso in giro l’Italia.[5]

Fabbricare e impacchettare bufale sul genere “strano ma vero”, balle di ogni tipo, la maggior parte divertenti, con un certo effetto, evidentemente comincia già alla fine dell’Ottocento. Bugie che colpirono anche l’onorevole Pietro Lacava il quale fu un personaggio di primo piano del Risorgimento lucano ed Italiano, statista di particolare impegno e onestà, riformatore tra i più interessanti del periodo storico giolittiano.

Come nasce allora la “diceria” del Ministro ottuso che rifiuta di finanziare Guglielmo Marconi? Ci sono alcuni “atti” della sua vita parlamentare che mi sembrano interessanti e da approfondire.

Prima riflessione: il suo impegno meridionalista.

Da considerare la provenienza geografica dei prefetti nell’ambito del più generale processo di “spiemontesizzazione” dell’amministrazione statale dopo l’Unità e del peso politico acquisito su scala nazionale dai diversi gruppi regionali della Destra e della Sinistra. Il primo ministero Depretis annovera ben 4 ministri meridionali, con Nicotera nel dicastero chiave dell’interno, affiancato, come segretario generale, dal suo amico Pietro Lacava, deputato di Potenza. Dei 38 nuovi prefetti nominati durante il primo ministero Depretis-Nicotera, con una operazione che provoca un radicale riassetto nella gestione politica e amministrativa delle province italiane, 9 sono i nati nelle regioni del sud che, aggiunti ai 7 originari delle isole portano complessivamente a 16 il numero dei meridionali (42,1 per cento). Tra questi 6 sono campani, 5 siciliani, 2 calabresi, 2 sardi e 1 della Basilicata (Giura). [5bis]

Secondo elemento di riflessione:il riformatore

Dopo l’Unità d’Italia i due servizi (poste e telegrafi) erano rimasti separati, sotto la vigilanza del Ministero dei Lavori Pubblici, nella Direzione Generale per le Poste e nella Direzione Generale per i Telegrafi. I due servizi vengono unificati con la nascita, nel 1889, del Ministero delle Poste e dei Telegrafi (decreto 10 marzo 1889, a firma di Francesco Crispi. Il ministro riformatore fu Pietro Lacava).[6]

Il monopolio telegrafico dichiarato con legge piemontese del 23 giugno 1853, veniva soppresso e questo deve aver provocato molte inimicizie all’allora neo-ministro. Le cronache dell’epoca rilevano gli scioperi dei telegrafici e registrano feroci attacchi nei confronti dell’uomo politico meridionale. Come pure, in quegli anni si registrò un “plebiscito” delle Camere del Lavoro contro il progetto Lacava (vedi: Giornale delle Camere del lavoro, 3 dicembre 1893).

La Camera del lavoro milanese, insieme con la Federazione delle Camere del lavoro, promuoveva e partecipava ad una mobilitazione contro un progetto di riforma delle Camere di Commercio, dovuto al ministro Pietro Lacava, che attribuiva a queste ultime alcune funzioni esplicative dalle Camere del lavoro (tra cui il collocamento, l’arbitrato e la statistica). L’agitazione delle Camere del lavoro, unita alla perplessità di alcune Camere di Commercio (tra cui quelle di Roma, Milano e Torino) finiva per affossare il progetto Lacava, offrendo alle Camere de lavoro l’occasione di confrontarsi con i problemi di interesse generale.[7] 

Terzo elemento: la politica lungimirante

Io trovai (disse il suo successore al Ministero P.T.) che l’onorevole Lacava aveva istituito la cartolina-vaglia, la quale ebbe un vero successo in Italia. Nei primi nove mesi se ne esitarono poco più di un milione (vedi: Atti parlamentari della Camera dei Deputati, volume 8, Roma, Tip.E.Botta, 1894)

Il 26 dicembre 1890, con apposita circolare, il Ministro Pietro Lacava, titolare del Ministero delle Poste e dei Telegrafi, avvertendo l’esigenza di fondare un Museo dedicato alla Posta e di affiancarlo a quello telegrafico, impartì le direttive…[8] 

In sostanza questo ministro meridionale dava fastidio. Negli ambienti del Dicastero P.T. era troppo presente e oltretutto lavorava e pretendeva che si lavorasse. Nacquero così delle “calunnie” che riemergono  ancora oggi.

Sul blog “Gravità zero” a firma di Claudio Pasqua (che propone un premio a chi frena la ricerca scientifica  dedicato a Pietro Lacava) si legge:

Dovete sapere che più o meno 100 anni fa, durante la guida del ministero delle Poste e Telegrafi il politico Pietro Lacava ricevette una lettera da Guglielmo Marconi in persona il quale illustrò l’invenzione del telegrafo senza fili chiedendo finanziamenti. La lettera non solo non ottenne risposta ma venne liquidata dal ministro con la scritta “alla Longara”, intendendo il manicomio posto in via della Lungara a Roma. Per il ministro erano farneticazioni di un pazzo. “Mio nonno non si fidava del governo italiano – dice il nipote – che ne ricorda la memoria. E non avendo ottenuto risposta andò in Inghilterra dove, presentato il suo lavoro, ottenne il brevetto e i necessari finanziamenti….” 

E su Wikipedia si legge, a dimostrazione (quod erat demostrandum) che si continuano a diffondere “corbellerie”:

Questo avvenimento costituisce una pesante e indelebile macchia su questo politico (Pietro Lacava) che, con il suo atteggiamento poco lungimirante e scettico, causò un pesante e incalcolabile danno economico all’Italia che non poté sfruttare i proventi e i ritorni economici che ne sarebbero scaturiti. (http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Lacava)

Se è vera la storia della lettera autografata “alla Longara”, per altro mai trovata, allora il Ministro non era Lacava quanto piuttosto un suo successore. Pietro Carmine o Maggiorino Ferraris. Il primo nato a Como, il secondo nato ad Acqui ricordato, tra l’altro, per essere stato direttore della rivista “Nuova Antologia”, uno dei più importanti periodici culturali italiani.

Ministro Mandato Governo Legislatura
Ministro per le Poste e Telegrafi
Pietro Lacava 10 marzo 1889 – 6 febbraio 1891 Governo Crispi II Legislatura XVII
Ascanio Branca 6 febbraio 1891 – 15 maggio 1892 Governo di Rudinì I Legislatura XVII
Camillo Finocchiaro Aprile 15 maggio 1892 – 15 dicembre 1893 Governo Giolitti I Legislatura XVII
Maggiorino Ferraris 15 dicembre 1893 – 10 marzo 1896 Governo Crispi III Legislatura XVIII
Pietro Carmine 10 marzo 1896 – 11 luglio 1896 Governo di Rudinì II Legislatura XIX
Emilio Sineo 11 luglio 1896 – 14 dicembre 1897 Governo di Rudinì III Legislatura XIX

Anche i giornali, quotidiani e periodici, ovviamente hanno ripetuto in questi anni la falsa notizia.

Per esempio il Tirreno di Livorno:

Alla fine dell’Ottocento quando l’inventore del telegrafo senza fili era un giovane alle prime armi, scrisse una lettera al ministero Poste e Telegrafi per ottenere un finanziamento ai suoi esperimenti. Nella missiva al ministro Pietro Lacava, illustrò nei minimi particolari il principio base del telegrafo senza fili e i fortunati esperimenti che aveva condotto. Ma non ottenne risposta. Poi si è scoperto che Lacava liquidò la lettera con la scritta «alla Longara», intendendo con ciò il manicomio in via della Lungara, a Roma. Il 12 febbraio 1896, dunque, il giovane Marconi divenne il primo cervello in fuga della storia italiana: si recò con la madre in Inghilterra, presentò la richiesta di brevetto che fu accolta quattro mesi più tardi a Londra. (E’ stato un cervello in fuga, in “Il Tirreno” ed.Pisa, del 24 settembre 2009, pag.3)

E Mauro Longo da Londra su Il Fatto Quotidiano

Il vizio tutto italiano di sottovalutare i ricercatori e di perdere importantissimi brevetti per colpa di miopi burocrati non è solo un problema degli ultimi anni. Anche Guglielmo Marconi dovette subire la stessa sorte, oltre un secolo fa.Dopo aver manifestato una precocissima attitudine all’elettromagnetismo e alle telecomunicazioni, nel 1895, a soli 21 anni, Marconi si recò al Ministero delle Poste e dei Telegrafi per presentare una sua invenzione, “il telegrafo senza fili”, e chiedere relativi finanziamenti. Con una decisione entrata nella storia delle cantonate più colossali del mondo, l’allora Ministro Pietro Lacava liquidò la richiesta senza pensarci, auspicando addirittura il manicomio per chi l’aveva formulata. (Il Fatto Quotidiano del 6 settembre 2011)

Ma l’elenco sarebbe lunghissimo.

Per concludere. In vista del primo centenario dalla morte di Pietro Lacava (Corleto Perticara 21 ottobre 1835 – Roma 26 dicembre 1912) è venuto il momento di smentire una infamante notizia che è falsa, come è falsa la favola di Tommasino, il gatto nato in un cassonetto, diventato nababbo quando la sua ricca, ricchissima padrona (anche lei, guarda caso, lucana)  era deceduta, lasciandogli tutto il patrimonio: 10 milioni di euro. Una notizia-scoop dell’avvocato inventa-bufale, ripresa da tutti i giornali e da tutte le emittenti radiotelevisive italiane, un “caso mediatico” come quello del ministro che rifiutò di finanziare la grande invenzione del telegrafo senza fili e, quindi, della radio.


[1] Italo Scalera, I grandi imprenditori del XIX secolo. Centocinquant’anni di storia di Italia di scoperte, di invenzioni, di impresa, di lavoro, Seggiano di Pioltello (Mi), Rotolito Lombarda, 2011

[2] Marco Saporiti, La storia della telefonia in Italia. Da Marconi e Meucci ai giorni nostri, Milano, Cerebro, 2009

[3] Cfr.http://www.radiomarconi.com/marconi/brevettomarconi.html

[4] Marco Saporiti, op.cit.

[5] Manila Alfano, Giacinto Canzona da anni confeziona storie false in serie per farsi pubblicità  in “il Giornale” del 1 marzo 2012

[5bis] A.Ciampani, C.Fiorentino, V.Pacifici, La moralità dello storico, Soveria Mannelli (CZ), Rubbettino, 2004

[6] Vincenzo Franceschelli, Convergenza. La convergenza nelle telecomunicazioni e il diritto d’autore nella società dell’informazione, Napoli, Giuffrè, 2009, pag.39

[7] Maurizio Antonioli-Jorge Santos, Riformisti e rivoluzionari. La Camera del lavoro di Milano dalle origini alla Grande Guerra, Milano, FrancoAngeli, 2006

[8] Virginio Cantoni-Gabriele Falciasecca-Giuseppe Pelosi (a cura), Storia delle Telecomunicazioni, vol.I, Firenze, Firenze University Press, 2011, pag.943


Luigi Di Gianni

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Introduzione

Agli albori della televisione italiana, diretta allora da Filiberto Guala, nei primi anni Cinquanta del Novecento, il regista Luigi Di Gianni appena uscito dal Centro Sperimentale di Cinematografia, fu selezionato dalla RAI dopo un concorso pubblico. Fece infatti parte di una schiera di giovani intellettuali, poi definiti “corsari”, in virtù della loro assunzione, avvenuta per meriti e al di fuori delle logiche di lottizzazione politica.

Insieme a Luigi Di Gianni vi furono Gianni Vattimo, Furio Colombo, Umberto Eco, Enrico Vaime, Fabiano Fabiani, Luigi Silori, Piero Angela, Adriano De Zan, Emmanuele Milano, Angelo Guglielmi, Emilio Garroni, Folco Portrinari, Gianfranco Bettetini, Mario Carpitella ecc.

Tra i vincitori vi fu anche Andrea Camilleri che non venne però assunto perché ritenuto “troppo comunista” dal potente direttore generale.

Al concorso pubblico parteciparono circa 30mila concorrenti per l’assunzione di 300 giovani laureati destinati a seguire, dopo la selezione, un corso di formazione diretto da Pier Emilio Gennarini. Questi giovani avrebbero dovuto, secondo le intenzioni di Guala, “svecchiare” il management della Rai, ancora troppo legato a personalità provenienti dell’EIAR.

I “corsari” ancora oggi sono considerati i veri costruttori della centralità della RAI nel sistema culturale italiano.

Furono quelli gli anni del “teatro in televisione”, dei grandi sceneggiati televisivi. Del resto già quel primo giorno delle trasmissioni ufficiali, domenica 3 gennaio 1954, il programma della serata iniziò con la rappresentazione de “L’Osteria della Posta” di Carlo Goldoni con la regia di Franco Enriquez, uno spettacolo teatrale andato in onda rigorosamente in diretta televisiva perché ancora non esistevano sistemi di registrazione. Il Radiocorriere presentò quel primo evento di “teatro in televisione” con queste parole:

L’apertura in Italia all’esercizio televisivo ha luogo, come manifestazione d’arte, sotto il segno di Goldoni. Questo riferimento alla nostra migliore tradizione teatrale, al nostro più confidente e fantasioso autore per dare vita, proprio a suo sorgere, ad una nuova forma di spettacolo, vuole essere raccordo di civiltà.[1]

E’ in questo contesto (tra il grande teatro televisivo voluto da Sergio Pugliese) che si inserisce 1956-1958 l’attività del giovane regista Luigi Di Gianni.

Luigi Di Gianni ha saputo come pochi altri cineasti, appartenenti alla sua generazione, “filmare la storia”, riuscire a cogliere attraverso la sua macchina da presa un evento, un volto “ancestrale” diventato icona, maschera antropomorfa.


[1] Cfr.Maria Letizia Compatangelo, La Maschera e il video. Tutto il teatro di prosa in televisione dal 1954 al 1998, Roma-Torino, Rai-Eri, 1999, pag.11

Elisa Claps


ELISA CLAPS

(12 settembre 1993-17 marzo 2010)

Quante bugie, quante falsità; tante, troppe congetture, illazioni, ipotesi maledettamente devianti. Quel corpo abbandonato nella soffitta di una chiesa, lasciato marcire per 17 anni, una storia alla Edgar Allan Poe; una storia propria del romanzo gotico, del giallo psico-patologico.

1993

Anno Domini 1993, 12 settembre.  Oggi la chiesa onora il Santissimo nome di Maria. E’ domenica, ed è una bella giornata di sole. Per una ragazzina di 16 anni, piena di vita, felice per aver superato gli esami di riparazione in greco, tutto – uomini e cose – sembrano sorriderle.

Una ragazza di Potenza, la vediamo nella foto, Elisa Claps, 16 anni, abitante in via Mazzini, è scomparsa da stamane. Era uscita di casa intorno alle 11, per incontrare degli amici in via Pretoria. L’ultima volta l’hanno vista nella chiesa della Trinità. Indossava una maglietta bianca, un pantalone di colore blu e scarpette da tennis dello stesso colore. Dopo averla attesa invano per l’ora del pranzo i genitori ne hanno denunciato la scomparsa alla Questura. Il carattere mite e assennato della ragazza non fa minimamente pensare ad una sua improvvisa decisione di andar via da casa. Di qui la preoccupazione dei parenti. (tgr Basilicata ore 19.30)

Che cosa è accaduto? Perchè scompare una ragazzina di 16 anni, apparentemente senza lasciare traccia? L’ultima volta che se ne ha notizia è nella chiesa della SS.Trinità. Che cosa è successo in quella chiesa?

POTENZA, 12 set – La Polizia sta facendo indagini per ricercare una ragazza, Elisa Claps, di 16 anni, studentessa di Potenza, scomparsa oggi in città. Secondo la denuncia fatta dai genitori, la ragazza è uscita di casa stamani per andare a messa ed è stata vista da amici a passeggio per la centrale via Pretoria. Ad ora di pranzo la studentessa non è più tornata a casa facendo perdere le tracce (ansa ore 20.33).

La complessità di una vicenda – come lo sono sempre vicende di cronaca nera –  e, insieme, l’agglomerato delle percezioni  irreali e dei comportamenti a volte orridi altri stupidi hanno creato in questi ultimi 17 anni un artificioso “pasticciaccio”. La mescolanza tra le situazioni, i personaggi e il loro agire ha dato luogo ad  un intreccio costruito da una folla di comparse, di figure sfocate, di troppe ipotesi. La vicenda dell’assassinio  di Elisa è così diventata troppo difficile e caleidoscopica per essere spiegata e ricondotta ad una logica di razionalità.

POTENZA, 13 set – Decine di manifesti con la riproduzione di una foto di Elisa Claps, di 16 anni, di Potenza, della quale non si hanno notizie da ieri mattina, sono stati affissi oggi sui muri del capoluogo. Oltre alla foto, i manifesti contengono indicazioni sugli abiti indossati da Claps e la richiesta, rivolta a chiunque abbia notizie, di rivolgersi alle forze dell’ordine. Secondo quanto si è appreso, Elisa Claps uscita di casa per andare a messa, ha incontrato un’amica, con la quale avrebbe dovuto rivedersi dopo la funzione religiosa per essere sua ospite a pranzo. All’amica, Claps ha confidato che, dopo la messa, avrebbe dovuto incontrare un amico. Non si sa se la ragazza, abbia avuto effettivamente tale incontro perchè il giovane, partito ieri per Napoli per partecipare oggi ad un concorso, rientrerà nel capoluogo lucano in serata. Alla Polizia sono giunte numerose segnalazioni della possibile presenza della ragazza in vari luoghi della città e in centri vicini. Le ricerche, tuttavia, hanno dato esito negativo. In ambienti investigativi è quasi del tutto esclusa l’ipotesi di un sequestro di persona (il padre della ragazza gestisce una tabaccheria e ha altri due figli, entrambi più grandi di Elisa) e prevale l’ipotesi che Claps – promossa alla prima classe del liceo classico dopo i recenti esami di riparazione – si sia allontanata da casa di sua volontà. (ansa,ore 19.25)

Ma, intanto, il questore di Potenza Antonio Mastrocinque in una dichiarazione all’Ansa, quattro giorni dopo afferma “in assenza di elementi significativi tali da far ipotizzare fatti di rilievo penale, l’ipotesi prevalente resta al momento quella dell’allontanamento volontario della ragazza”.

Lo stesso Ministro di Grazia e Giustizia Conso, a Potenza il 16 ottobre 1993 per presiedere una riunione sui temi della giustizia afferma che la vicenda è delicata ma “potrebbe anche essere una fuga d’amore: sarebbe più romantico”.

A novembre la scomparsa di Elisa Claps diventa già un “caso”. Il giorno 22 novembre 1993 la prima segnalazione della trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” condotta da Donatella Raffai..

Il giorno dopo, il 23 novembre, il Sostituto Procuratore della Repubblica del Tribinale di Potenza Felicia Genovese titolare dell’indagine ribatte:

Non vi è stata e non vi è alcuna sottovalutazione delle indagini. Sono state vagliate tutte le ipotesi. Tutti gli elementi che sono stati sottoposti al vaglio dell’autorità giudiziaria e delle forze di polizia sono stati valutati e qualsiasi situazione che è apparsa utile è stata riscontrata. Per cui non ritengo che si possa parlare di sottovalutazione delle indagini.

E intanto la madre di Elisa, la signora Filomena, continua a lanciare appelli. Durante il telegiornale chiede un intervento del Ministro dell’Interno Nicola Mancino per intensificare le indagini.

Un appello particolare e chi sa, a chi ha notizie, viene lanciato anche dall’arcivescovo Ennio Appignanesi a conclusione della messa celebrata in Cattedrale.

Un appello particolare e cordiale a chi sa, a chi ha notizie sulla vicenda di Elisa Claps, a far conoscere quanto è utile per ridare libertà e senerità. Questo oltre quanto si è fatto.

Le indagini sembrano aver raggiunto un primo risultato a dicembre, poco prima di Natale, quando la Squadra Mobile della Quetura arresta un giovane albanese di 20 anni, Eris Gega. E’ accusato di false dichiarazioni al pubblico ministero. In particolare avrebbe mentito circa i suoi spostamenti quel 12 settembre in riferimento anche alla sua automobile, una Fiat Uno di colore bianco sulla quale un testimone avrebbe riferito di aver visto scendere, verso le 13 e 45 di quella domenica, una ragazza molto somigliante ad Elisa Claps.

A Natale 1993 decine di lenzuola bianche sono esposte su molti balconi di Potenza in segno di solidarieta’ con Elisa e si organizza una fiaccolata.

Solo a fine anno, esattamente il 26 dicembre 1993, la Procura della Repubblica ipotizza il delitto di omicidio volontario compiute da persone non identificate. Per la scomparsa sono indagate due persone, entrambe per false dichiarazioni rese al PM: l’albanese Eris Gega e l’amica di Elisa della quale per il momento non viene fatto il nome la cui posizione è all’esame della Procura della Repubblica del Tribunale dei Minorenni.

1994

Il 12 gennaio viene scarcerato l’albanese Gega. Il tribunale del riesame  ritiene che gli indizi non raggiungono “la soglia della gravità” e si prestano ad interpretazioni alternative.

Il 20 gennaio la Questura istituisce una “linea diretta” alla quale potranno essere segnalati fatti e notizie sulla scomparsa di Elisa Claps.

Ad aprile un episodio di tentativo di estorsione. A Matera viene arrestato un giovane di 32 anni il quale aveva dichiarato di parlare per conto di altre persone che terrebbero prigioniera Elisa

A fine maggio il questore Falbo nel suo messaggio letto durante la cerimonia per la celebrazione della Festa della Polizia denuncia gli “ostinati e incomprensibili silenzi”. Chi sa non parla. Nel frattempo uno striscione con la scritta “Elisa ti ritroveremo” apre a Potenza la manifestazione che giovani ed amici hanno voluto organizzare per “rimuovere l’atteggiamento di silenzio e di apatia della città”.

Nel primo anniversario della scomparsa nuova fiaccolata “per non dimenticare”. Duemila persone con in testa il sindaco della città Sampogna sfilano in corteo per il centro storico. In Cattedrale l’arcivescovo si offre come rferente per chiunque voglia riservatamente riferire elementi utili per ritrovare la ragazza.

Intanto Danilo Restivo,  il giovane che quella domenica si era incontrato con Elisa viene arrestato con l’accusa di aver fornito false dichiarazioni al pm. L’accusa contesta all’indagato di aver riferito circostanze false o smentite da alcune acquisizioni processionali riguardo al motivo per il quale egli chiese e ottenne un appuntamento con Elisa quella domenica; al luogo dove avvenne l’incontro e alla causa di una ferita ad una mano che egli si fece medicare quello stesso giorno, alle 13 e 50, nell’ospedale San Carlo di Potenza. Restivo si avvale della facoltà di non rispondere.

. Secondo un vigile urbano di Policoro – ad ottobre –  la studentessa si troverebbe in Albania. “In due viaggi da me compiuti in Albania – dichiara il vigile urbano in televisione – ben 19 persone interpellate tra Durazzo e Tirana hnno riconosciuto Elisa Claps nelle foto mostrate.

Dopo queste dichiarazioni Danilo Restivo, in carcere e da oltre un mese in isolamento, chiede alla magistratura la revoca del regime di isolamento e annuncia uno sciopero della fame. In serata i genitori di Restivo chiedono l’intervento del ministro della Giustizia Biondi e informano della vicenda il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, il Consiglio superiore della magistratura e il Procuratore Generale della Corte d’appello.

Il 9 dicembre su richiesta del PM Genovese, il giudice dell’udienza preliminare Pasquale Materi rinvia a giudizio Danilo Restivo.

“Sopravvive vivissimo – è scritto nel provvedimento – il pericolo che Restivo continui a celare parte della verità di cui è in possesso e che sarebbe estremamente utile, se non assolutamente indispensabile, per il definitivo chiarimento dell’oscura vicenda della scomparsa di Elisa Claps”

1995

Dal carcere Danilo Restivo il 31 gennaio invia una sua “memoria “ all’Ansa al termine della prima udienza ribadendo la sua innocenza e di essere “molto provato” per la scomparsa della ragazza che definisce “una cara amica”.

“Elisa mi ha detto che poco prima qualcuno l’aveva importunata – scrive all’Ansa Restivo –  e poi che cose che sono note”. Con lei si erano scambiate alcune parole e poi, dopo aver salutato Elisa, era rimasto per alcuni minuti in chiesa a pregare.  Sulla ferita alla mano sinistra procuratosi cadendo in un cantiere delle scale mobili, di circa un centimetro, dice di aversi fatto medicare in ospedale perche era rimasto impressionato alla vista del sangue “tanto da svenire”.

Il 9 febbraio controlli e ricerche che non danno risultati positivi vengono fatti da polizia, forestali e vigili del fuoco con l’aiuto di cani in una zona di campagna alla periferia di Potenza, a Macchia Giocoli.

A settembre per il secondo anniversario della scomparsa nasce a Potenza il “Comitato degli amici di Elisa”. Si prepara una raccolta di firme da inviare alla Procura Generale dela Corte di Appello con l’obiettivo di scongiurare il lento, quanto inesorabile disimpegno degli organi investigativi”.

1996

Il 18 giugno per fatti riconducibili all’incheisa il pm Genovese chiede il rinvio a giudizio, per falsa testimonianza, Eliana De Cillis che ha ora 20 anni, l’amica di Elisa. Alla ragazza – che si è sempre detta all’oscuro di quanto accaduto – si contesta di aver detto cose non vere, con particolare riguardo ai suoi spostamenti quella mattina del 12 settembre.

A Novembre si apre un nuovo filone investigativo.

Un detenuto del carcere di Potenza riferisce agli investigatori di aver appreso che elisa Claps sarebbe stata sequestrata da alcuni albanesi, tra i quali Eris Gega e successivamente ceduta ad una organizzazione delinquenziale che opera in campo internazionale nel settore dello sfruttamento della prostituzione..

1997

Quattro anni dopo concerto di campane di tutte le chiese della città, alle ore 19 del 12 settembre. All’iniziativa non partecipa la Parrocchia della Santissima Trinità. Un invito a “non dimenticare” condiviso da un’intera comunità.

A dicembre rinvio a giudizio per Eliana De Cillis per falsa testimonianza.

A fine anno, il 31 dicembre, nuovi rastrellamenti nelle aree rurali alla ricerca di Elisa, senza esito positivo.

1998

Essendo stato accusato formalmente di presunto sequestro l’albanese Eris Gega viene dichiarato “non punibile” quanto alle presunte false dichiarazioni.

1999

Il  GiP Annamaria Loprete su richiesta del PM Felicia Genovese dispone l’archivizazione delle inchieste relative alla misteriosa scomparsa di Elisa. (segue)

Una e-mail giunta apparentemente dal Brasile ripropone a maggio la vicenda. Il fratello di Elisa Gildo Claps a “Chi l’ha visto?” racconta del messaggio giunto ai familiari nel quale Elisa dice di trovarsi in Sud America e di non aver intenzione di riallacciare rapporti con i suoi familiari.

Del messaggio viene accusato Danilo Restivo (già condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione per false dichiarazioni) che frequenta la sala giochi di potenza dove sarebbe partita in realtà l’e-mail. Restivo si dice pero’ innocente e di aver subito un colpo mancino.

A maggio vengono raccolte circa 17 mila firme per sollecitare la continuazione delle indagini sulla scmparsa di Elisa.

A settembre riaperta sulla base di nuovi elementi acquisiti dalla policia, l’incheista giudiziaria viene trasferita alla Procura di Salerno. Il passaggio del fascicolo  è stato determinato da alcune dichirazioni fatte agli inquirenti da un collaboratore di giustizia che avrebbe indirettamente chiamato in causa il pm Genovese, muovendo accuse riguardo alla conduzione dell’inchiesta.

2000

La direzione distrettuale antimafia di Salerno nel marzo avvia indagini preliminari nei riguardi di Danilo Restivo, ora di 28 anni, per i reati di omicidio volontario, occultamento di cadavere e violenza sessuale. .L’ipotesi investigativa è che Restivo il 12 settembre 1993, dopo aver abusato sessualmente di Elisa, anche con altre persone in via di identificazione, abbia ucciso la ragazza e ne abbia occulato il cadavere.

A settembre i famigliari di Elisa, in paticolare il fratello Gildo Claps parlano di episodi inquietanti avvenuti in questi sette anni . Continua a Potenza l’omertà sulla scomparsa di Elisa sia da parte di chi ha visto qualcosa sia da parte di chi ha capito come sono andati i fatti ma continua a tacere.

2001

Eliana De Cillis viene assolta nelfebbraio dal giudice unico del tribunale di potenza Rocco Pavese dall’accusa di falsa testimonianza. Il PM presenta appello  Secondo il Pubblico Minsitero “solo se e quando De Cillis, Gega e Restivo troveranno il coraggio di levarsi dalal coscienza il peso dei loro silenzi, delle loro reticenze e delle loro bugie, solo allora si potrà “ conoscere la verità sulla scomparsa di Elisa.

Ad Aprile don Marcello Cozzi denuncia che sulla scmparsa di Elisa c’e’ stato un silenzio “mafioso” che non ha consentito di arrivare alla verità. (segue)

A Maggio la madre di Elisa, Filomena Iemma restituisce “simbolicamente” al presidente delal repubblica Ciampi il suo certificato elettorale. “Non mi sento di onorare qeusto Stato e la istituzione da lei presieduta andando ad esercitare il mio diritto di cittadina con il voto”.

A novembre, nuovamente a gudizio con l’accusa di falsa testimonianza di Eliana De Cillis.

2002

Nel 2002 nasce l’associaizone nazionale per “mettere insieme i familiari di tutte le prsone scomparse e mai pià ritrovate” in Italia.  Potenza saraà la sede di “un movilento di coscienze che non intende rassegnarsi alla comparsa nel nulla di tante persone”.

Il 5 dicembre  durante la trasmissione “£Chi l’ha visto?” l’associaizone chiamata “penelope” viene presentata ufficialmente per ricordare le 2.578 persone scomparse.

2003

A Gennaio la Corte d’Appello di Potenza ondanna a 1 anni e 2 mesi di reclusione, pena sospesa, Eliana De Cillis accusata di falsa testimonianza.  A giugno la sesta sezione penale della Cassazione annulla senza rinvio la sentenza di condanna . De cillis è dichiarata non punibile perche non poteva essere sentita in qualità di teste.

2004

Ad ottobre riaperto il caso Claps dopo che la polizia britannica ha arrestato Danilo Restivo – dove si era trasferito – come sospettato dell’omicidio di una sarta , Heather Barnett.

2005

Si continua ad indagare sulle analogie tra i casi Barnett e Claps. Gli investigatori inglesi giungono in Italia.

2006

13 anni dopo, il 12 settembre, una targa viene scoperta a Potenza in via IV novembre, al di sopra della scalinata dove Elisa è stata vista per l’ultima volta.

Pochi giorni dopo il questore di Potenza Vincenzo Mauro dice che la polizia sta seguendo una pista secondo la quale Elisa potrebbe essere viva. Immagini temporali di Elisa serviranno a dare una elaborazione grafica , cioè ad adeguare il viso di Elisa a quello di oggi.

2007

A maggio un convegno ricostruisce gli anni della scomprasa di Elisa.

Sempre a maggio si dimette il direttore generale dell’azienda ospedaliera San Carlo Michele Cannizzaro, marito del magistrato Felicia Genovese indagata dalla Procura della Repubbica di Catanzaro nell’incheista sul presunto “comitato di affari” oeprante in Basilicata.  Pesanti le accuse fatte a carico a cominciare dalla scomparsa di Elisa al duplice omicidio dei coniugi Gianfredi assassinati a potenza nel 1997.

A novembre la polizia controlla le scale mobili , con l’ausilio di apparecchiature speciali, alla ricerca di tracce del cadavere di Elisa. In particolare l’analisi degli specialisti tende a stabilire se, nelle pareti di cemento armato vi siano o siano state create nicchie per nascondere il cadavere.

Sempre a novembre durante la tramissione “Chi l’ha visto” si parla di una telefonata ai carabinieri una persona dice di voler confessare tutto su Elisa Claps. La persona di ce di aver visto Elisa su una Uno bianca a Roma privata della libertà da qualcuno che la minacciava.

2008

Si alternano le notizie tra l’Inghilterra e l’Italia sui casi Bernett e Claps. Danilo Restivo resta in Inghilterra da dove, per le indagini in corso, non può allontanarsi.

2009

Danilo Restivo continua a proclamarsi innocente. In una lettera allo scrittore Andra Di Consoli pubblicata su Il quotidiano della Basilicata accusa la trasmissione televisiva “chi l’ha visto”, il fratello di Elisa Gildo e il sacerdote don Marcello Cozzi di portare avanti una campagna di denigrarne e di persecuizione.

Ad ottobre alcune persone sono interrogate a Potneza, per rogatoria internazionale, dalla polizia inglese, nell’ambito dell’indagine di Scotland Yard sull’omiidio di Heather Barnett la dona uccisa il 12 novembre del 2002 nelal sua abitaizone.

2010

Il 17 marzo del 2010, dopo 17 anni, il corpo di Elisa viene trovato nel sottotetto della chiesa della Trinità dove era stata vista l’ultima volta. La madre e il fratello riconoscono gli oggetti personali di Elisa.

E’ morto Beniamino Placido

Sono un meridionale imperfetto, pieno di sensi di colpa. Si tratta di sensi di colpa tenaci e vischiosi, non eliminabili: nemmeno con i raffinati interventi terapeutici oggi di moda. Nessun psicanalista, per quanto abile, potrebbe stanarli  e farli defluire: perchè corrispondono a delle colpe reali, e corpose. Non so nulla, non so più nulla del Sud nel quale pure sono nato e cresciuto. Al paese natale (un paesino della Lucania come tanti altri) non faccio ritorno da quindici anni.

Nel 1985 così scriveva nella presentazione di un volume curato insieme a Giovanni Russo “Il paese di Carlo Levi: Aliano 50 anni dopo” edito dalla Cariplo-Laterza. Dieci anni dopo, nel 1995, lo contattai telefonicamente per averlo come “testimone” di un viaggio televisivo in occasione del Giro d’Italia. Dovevo realizzare un’intervista con un lucano illustre per raccontare come stava cambiando la Basilicata. Mi disse che poteva scrivermi qualcosa ma non se la sentiva di “rappresentare la Basilicata”. Accettai a malincuore questa risposta ripromettendomi di incontrarlo in un’altra occasione, purtroppo mancata. Pochi giorni dopo intervistai nella sua bella casa romana in via Principessa Clotilde a due passi da Piazza del Popolo la regista di origine lucana (il padre era di Palazzo San Gervasio) Lina Wertmuller.

Lo cose che so di Beniamino Placido me le ha raccontate Giovanni Russo. La città di Potenza deve essere stata una vera fucina di grandi promesse a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta. I nomi sono quelli di  Giandomenico Giagni, Giovanni Russo, Orazio Gavioli, Beniamino Placido e tanti altri che hanno poi preso strade diverse in tutti i settori della vita economica, sociale, culturale o poltica italiana.

Scrive Giovanni Russo:

Beniamino insieme al fratello Valentino veniva da Rionero con la corriera a Potenza dove frequentava il Liceo Ginnasio Quinto Orazio Flacco nel quale anche io studiavo. Valentino era mio compagno di classe al liceo mentre Beniamino, che era più giovane, frequentava il Ginnasio. Dopo la scuola dovevano riprendere  la corriera che partiva verso sera e perciò Beniamino veniva con il fratello a passare il pomeriggio a casa mia dove mia madre preparava una merenda. Valentino mi prestava i fumetti di allora, Gordon, Mandrake, Cino e Franco che essi si portavano in corriera da leggere. Non so se il più appassionato lettore di quegli straordinari fumetti, in cui Mandrake con Lotus faceva eccezionali magie e Gordon combatteva l’impero dei Ming, fosse Valentino o Beniamino; credo Beniamino che poi ha conservato sempre interesse per questo genere letterario. Erano fumetti profetici perchè, siamo nella seconda metà degli anni ’30, già rappresentavano personaggi che conversavano in video, circostanza che si è realizzata solo molti anni dopo, con le videoconferenze o con i videotelefonini…Beniamino venne poi a Roma dove, fin dai tempi dell’Università, mi ero trasferito. La madre che era vedova vendette la casa di Rionero (vicina a quella di Giustino Fortunato, il famoso meridionalista) e portò a Roma i suoi cinque figli…Prima di sposarsi Beniamino fece un viaggio a Rionero per Natale perchè voleva mostrare le sue radici alla giovane moglie Anna Amendola…Da Rionero Beniamino e Anna si recarono a Potenza a trovare Orazio Gavioli, lo studioso di cinema e letteratura che ha lavorato a “La Repubblica”. Era il 1960 e fu festeggiato come il lucano che era riuscito ad avere successo sia nel lavoro che nell’amore.(Giovanni Russo, Potenza e i fumetti di Mandrake, in Caro Beniamino, scritti per una festa di compleanno, Roma, Edizioni della Cometa, 2006)

ROMA (6 gennaio) – È morto Beniamino Placido. Il giornalista de La Repubblica, critico letterario e televisivo è scomparso a Cambridge all’età di 81 anni. Placido – nato a Rionero in Vulture, in provincia di Potenza, nel 1929 e da tempo malato – è morto stanotte alle due circa nella sua casa di Cambridge in seguito a una crisi respiratoria. Si era trasferito lì negli ultimi mesi per essere vicino alla figlia Barbara, che era con lui anche stanotte. Nulla è ancora stato deciso al momento dalla famiglia per i funerali. Arrivato a Roma per ricoprire la carica di consigliere parlamentare della Camera dei deputati, Placido è stato titolare dell’ufficio di segreteria della commissione Agricoltura. In seguito, ebbe la cattedra di Letteratura anglo-americana all’università La Sapienza di Roma. Placido è stato poi per molti anni il critico televisivo di Repubblica (sulla tv ha pubblicato anche due libri Tre divertimenti: variazioni sul tema dei Promessi Sposi, di Pinocchio e di Orazio nel 1990 e La televisione col cagnolino nel 1993). Su Repubblica Placido, esperto di classici e scrittori americani e grande appassionato di calcio, scriveva anche articoli di letteratura e costume.


Quando eravamo analfabeti

La Basilicata nei documentari del secondo dopoguerra

Una storia per immagini. Il documentario come fonte di informazione storica. Siamo a Savoia di Lucania primi anni Cinquanta. Le immagini sono quelle di un raro e prezioso documentario realizzato dal regista Michele Gandin e da Giuseppe Rotunno, uno dei più noti direttori della fotografia del cinema italiano, in seguito collaborerà a lungo con Visconti (es. Il Gattopardo) e Fellini.

Nel paese di Passannante, l’anarchico che attentò alla vita di Umberto I (1878) si sta costruendo la prima strada rotabile. Gli operai sono gli stessi abitanti di Savoia. Anche le donne partecipano alla costruzione della cosiddetta “via nova”. Sono utilizzate soprattutto per il trasporto delle pietre, pesanti massi che portano in equilibrio sulla testa. Grazie a loro in paese arriva finalmente l’autocorriera. Ma il documentario è dedicato, in particolare, al nuovo centro di cultura popolare, l’UNLA dove i contadini possono imparare a leggere e a scrivere.

In Basilicata, nel 1950, oltre la metà della sua popolazione adulta è analfabeta. I centri UNLA (Unione Nazionale Lotta all’analfabetismo, primo presidente Francesco Saverio Nitti) furono istituiti proprio per combattere una piaga secolare. All’inizio del secolo, durante il famoso viaggio di Zanardelli i lucani che non sapevano nè leggere nè scrivere erano addirittura l’80 per cento della sua popolazione.

Il fenomeno dell’analfabetismo a Savoia – siamo negli anni delle inchieste demo-etno-antropologiche di Ernesto De Martino, porta ad individuare due classi di “ignoranti”: analfabeti veri e propri e illetterati, individui cioè che pur possedendo i mezzi della lettura non sono in grado di utilizzare il linguaggio scritto per formulare messaggi. I centri Unla a Savoia, Lagopesole, Brienza, Lavello, Melfi o Rionero hanno un ruolo importante nei processi di alfabetizzazione in Basilicata e nella divulgazione di una cultura popolare.

Nel dicembre del 1947 una legge istituisce la scuola popolare per i giovani di età superiore ai 12 anni e per gli adulti in genere che vogliono uscire dall’analfabetismo e completare gli studi elementari. In particolare vengono prese iniziative a favore di adulti lavoratori. Il Comitato Centrale per l’Educazione Popolare presso il Ministero della Pubblica Istruzione e il Comitato centro l’analfabetismo ne coordinano l’attività che da sperimentale diviene, in pochi anni, una tappa obbligata per vigilare sull’educazione dell’obbligo. Nascono anche i Centri di Lettura, piccole biblioteche itineranti destinate a tutti coloro che, pur lavorando, vogliono continuare a studiare e ad apprendere. Molti di questi Centri sono istituiti e curati dello stesso Centro Documentazione della Presidenza del Consiglio.

A Savoia nei primi anni Cinquanta cultura popolare non è solo educazione alla lettura e alla scrittura. E’ anche possibilità di svago. In paese una vecchia stalla è stata riadattata per ospitare un teatro. Quando il banditore annuncia la recita è quasi come un’adunata generale. Ognuno si porta da casa una sedia, uno sgabello, qualcosa dove sedere per assistere allo spettacolo. Gli improvvisati attori sono gli stessi giovani del paese. Si rappresenta una tragedia. L’attore recita male, simula di essere stato avvelenato. Eppure tra gli spettatori molti restano impressionati. Mai uno spettacolo teatrale ha avuto un uditorio così attento.

I cortometraggi d’epoca, insomma, ci forniscono uno “spaccato” di vita dell’arcaica Lucania di mezzo secolo fa.  Si tratta di preziose informazioni per capire com’è cambiata la società lucana, meridionale ed italiana in genere. Un materiale video di grande interesse poco conosciuto o completamente inedito

Il Natale dei poeti

  • E’ bello fare i pezzenti a Natale
  • Perché i ricchi allora sono buoni;
  • è bello il presepio a Natale che tiene l’agnello in mezzo ai leoni

Sono i versi di Rocco Scotellaro tratti da “L’uva puttanella”.

A Natale guardando al di là della finestra giogaie di tetti e di comignoli incappucciati dalla neve, Leonardo Sinisgalli pensava ai semi del frumento “che lavorano dentro il buio della terra perché anche domani il popolo affaticato degli uomini possa deglutire il suo pane”.

L’inverno ci stringe d’assedio nella nostra solitudine. ..da certi inverni si esce irreparabilmente invecchiati…L’età del freddo si fa sempre piu’ prossima e certa.

E’ Natale, la festa si avverte nell’aria. E’ una festa imposta a suon di panettoni e di grandi abbuffate. Le vie sono piene di luminarie e di gente affannata. Oltre le lampade colorate, il buio della notte da sempre aspetta la luce di una cometa. Oggi molte cose sono cambiate. Se un tempo si vedeva Gesù Bambino adagiato nella mangiatoia e i pacchi-dono dell’ECA, l’Ente Comunale di Assistenza oggi la tivù ci propina le immagini dell’opulenza e il trionfo della gastronomia.

Nel Natale del 1943 Carlo Levi, a Firenze, cominciava a scrivere il suo romanzo “Cristo si è fermato a Eboli”

1935 a Gagliano (Aliano). Ormai l’inverno era alle porte, le giornate si accorciavano ed il clima peggiorava. Con l’inverno venne anche Natale e con questo un fatto increscioso: il parroco, don Trajella, pronunciò la messa natalizia ubriaco, o fingendo di essere tale, simulando inoltre la perdita della predica e il ritrovamento “miracoloso” di una lettera spedita da parte di un contadino partito per l’America, contenente i saluti per tutto il paese. L’evento non suscitò l’approvazione del podestà Magalone che fece successivamente in modo di cacciare il buon parroco.

E’ tempo di Natale anche per Albino Pierro…

Quanne i’ére zinne
àgghie stète arrasète int’i càmmre
e a scure ll’occhiecèlle
mi pungicàine russe cumigghiète
d’ardìgue.

Dicìne nd’u paìse
ca m’avìj’ ‘a cichè.
Ma ié nun ci pinzèje: avìje ‘a ‘ricchie
addù i’èrete u sòue;
sintìje ca i uagninèlle
jucàine a tròzze, s’arrajàine e ghiìne
a cavalle cuntente supr’u porche;
e pò scippàine ll’èrve a li jummente
ca vinìne da fòre e ci facìne
i zampugnèlle.

Da Ivens a Pannone a Vicari

Il petrolio della Val d’Agri, alla fine degli anni Cinquanta, era nei programmi di Enrico Mattei. I pozzi di Tramutola (conosciuti già nel 1902) producevano fin dagli anni Trenta e, poi nell’immediato secondo dopoguerra,  piccole ma costanti quantità di greggio.

A ridosso di quello che proprio a Tramutola era il villaggio Agip degli anni Quaranta (dove lavoravano una trentina di operai e tecnici con le loro famiglie) abbiamo rintracciato uno dei pozzi dove ancora oggi il petrolio sgorga in superficie.

Fu proprio Enrico Mattei a trasferire quei lavoratori a Cortemaggiore per rimandare l’estrazione del petrolio della Val d’Agri in un secondo momento, quando le possibilità tecniche avrebbero permesso di scendere a tremila metri.

Il successo dello sceneggiato televisivo con Massimo Ghini ha riproposto, anche in Basilicata, la figura del presidente dell’ENI, al cui nome è legato il polo petrolchimico dell’ANIC di Pisticci e dell’area industriale della Val Basento nata all’indomani della scoperta del metano nel 1959.

Ho incontrato a Francavilla sul Sinni (Pz)  l’ingegner Felice Di Nubila, che vive a Roma, ritornato nel paese d’origine per qualche giorno. L’ingegner Di Nubila è stato amministratore delegato dell’Agip Petroli, presidente dell’Agip Raffinazione e, fino allo scorso anno, presidente dei Pionieri e Veterani dell’Eni.

I suoi ricordi sono delle testimonianze di prima mano su Enrico Mattei raccolte dallo stesso regista Giorgio Capitani per la fiction “L’uomo che guardava al futuro”.

Scrive Giuseppe Accorinti nel suo saggio “Quando Mattei era l’impresa energetica, io c’ero”

…Noi lo chiamavamo il principale perchè non era solo il grande capo al quale tutto e tutti facevano riferimento, lui era soprattutto il principale perchè oltrechè comandare, lavorava con noi, ci aiutava e ci stimolava. Lo sentivamo quotidianamente partecipe del nostro lavoro così come un principale di officina meccanica, un capolavoratore.

(segue)